Non si torna a crescere senza una vera politica per la famiglia

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInEmail this to someone

Giuseppe Pennisi* – Avvenire

Una politica per la famiglia è la leva essenziale perché l’Italia torni a crescere. È stato questo il punto centrale dell’audizione in Parlamento del Cnel sul Def, ma il concetto è stato sottolineato anche da Istat e Corte dei Conti. Altrimenti, ci si avviterebbe in un progressivo invecchiamento e riduzione di energie (sia imprenditoriali sia lavorative) per investire, produrre, consumare ed innovare.

La politica della famiglia non deve essere confusa con la lotta alla povertà delle famiglie indigenti. Ma deve includere in primo luogo una politica tributaria attiva per i nuclei e la loro prole, nonché misure che facilitino la conciliazione tra obblighi familiari e lavoro. Sul primo punto l’Italia non sta andando bene. Un’analisi del Centro Studi Impresa Lavoro su dati Ocse mostra che se prendiamo come indicatore il cosiddetto “cuneo fiscale” il fardello è cresciuto negli ultimi anni del 2,57%, arrivando nel 2015 al 48,96% del costo del lavoro. Un dato in controtendenza rispetto alla media dei Paesi dell’Ocse: nelle altre 34 economie internazionali, infatti, il cuneo fiscale-contributivo scende dello 0,11% rispetto al 2007 e dello 0,72% rispetto al 2000. Il sensibile balzo in avanti dell’Italia è un’eccezione: negli Stati Uniti (+0,74%), in Australia (+0,65%), in Spagna (+0,57%) e in Canada (+0,36%) la crescita del cuneo fiscale – pur superiore alla media Ocse – è contenuta in variazioni inferiori al punto percentuale. Mentre in Francia (-1,29%), Germania (-2,36%) e Regno Unito (-3,29%) si è registrata una decrescita..

Il carico è ancora più pesante per i nuclei. Tra le coppie sposate con due figli in cui lavora solo uno dei due genitori il cuneo in Italia è cresciuto del 4,14% dal 2007 al 2015, rispetto alla media Ocse dello 49%. Mentre in Canada (-0,90%), Germania (-1,49%), Francia (-2,00%) e Regno Unito (-2,04%) il carico fiscale è diminuito rispetto alla situazione pre-crisi. Così, per le coppie sposate con due figli in cui lavora solo uno dei due genitori, l’Italia ha un cuneo addirittura del 39,87%. Il nostro Paese, infine, è in terza posizione (sempre su 34) anche per quanto riguarda le coppie sposate con due figli in cui lavorano entrambi i genitori, peggio di noi, con un cuneo fiscale del 42,70% soltanto Belgio (48,13%) e Francia (43,08%).

Un osservatore straniero concluderebbe da questi dati che l’Italia ha risposto alla crisi iniziata nel 2007 in gran misura aumentando il cuneo fiscale sulle famiglie, danneggiandosi così tanto nel breve periodo (consumi) quanto nel medio e lungo (profilo demografico, produttività, innovazione). Tanto più che l’incremento si è sommato a un quadro di partenza già di per sé preoccupante. E così in Italia nel 2015 si rileva un cuneo fiscale tra i più alti al mondo. La strada per apportare correzioni il governo la conosce, ed è quella da percorrere esercitando la delega fiscale.

*Presidente del board scientifico di ImpresaLavoro