Il capitale sociale oggi

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Circa venticinque anni fa Robert Putnam dell’Università di Harvard pubblicò un saggio (Making Democracy Work: Civic Traditions in Modern Italy) che venne considerato fondamentale: The Economist lo giudicò importante quanto “La Democrazia in America” di Tocqueville. In Italia ebbe appena un successo di stima, forse a ragione del titolo poco accattivante della traduzione “Le tradizioni civiche delle Regioni italiane”). Putnam, che parla perfettamente italiano, ha studiato per quattro lustri per quale motivo le Regioni italiane, pur con un impianto normativo quasi identico, svolgevano e svolgono le loro funzioni in modo molto differente. Con una poderosa analisi statistica giunse alla conclusione che le differenze dipendevano dal capitale sociale (inteso come fiducia reciproca tra cittadini e tra questi ultimi e i governanti).

E’ appena uscito un nuovo interessante lavoro di Kirk Hamilton (Banca Mondiale), John Helliwell (University of British Columbia) e Michael Woolcock (Banca Mondiale) intitolato “Il capitale sociale, fiducia e benessere nella valutazione della ricchezza” e pubblicato come NBER Working Paper No. 22556. Gli autori uniscono la teoria con i dati provenienti da diversi domini di fornire un’analisi empirica della scala e della variabilità del capitale sociale come ricchezza. Questo è usato per esaminare, dato ciò che si è imparato nella letteratura sul capitale sociale, che i benefici dell’investire in fiducia potrebbero essere sostanziali.

Utilizzando i dati fiducia sociale da 132 nazioni oggetto del sondaggio Gallup mondiale, viene presentata una serie di stime dei valori di ricchezza equivalente di fiducia sociale. Le stime della ricchezza derivante dal capitale sociale sono molto grandi, e con una struttura e distribuzione molto diversi da quelli per il capitale fisico. Queste stime riflettono valori ben oltre quello della fiducia sociale e del suo contributo al reddito di sostegno ai poveri e alla salute. Anche se la fiducia sociale è una componente importante della ricchezza totale in tutte le regioni e gruppi di paesi, ci sono comunque grandi variazioni all’interno e tra le regioni, che vanno da un minimo di 12% della ricchezza totale in America Latina al 28% in sede OCSE. Quindi Putman ha visto giusto ma non basta la fiducia reciproca. Soprattutto se e quando i valori fondamentali ra i vari Paesi divergono profondamente.