Ci indigniamo per gli 8mila evasori totali ma sono gli stessi del 2013

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Davide Giacalone – Libero

Quando le fiamme gialle scoprono evasori e malfattori i contribuenti e le persone oneste gioiscono. Se fanno due conti e mettono in moto la memoria, poi un po’ s’ammosciano e indignano. Nel Rapporto annuale della Guardia di Finanza si legge che nel 2014 sono stati scoperti 8mila evasori totali, 17.802 reati tributari e 13.062 denunciati (146 arrestati). Il dato relativo agli evasori totali è in linea con quello degli anni scorsi (ad agosto del 2013 comunicarono di averne trovati 4.933, da gennaio). Ci sarà pure una fabbrica di evasori totali, ma al ritmo di 8mila l’anno dovrebbero pur diminuire. Invece no. A integrare il plotone è probabile ci siano molti casi di piccola taglia, che fanno numero, ma non promettono gettito. Guardiamo quello.

Nel 2013 l’Agenzia delle entrate rese noto che dal 2000 al 2012 si erano accumulati 807,7 miliardi sottratti al fisco. Da quella montagna, però, si dovevano togliere 193,1 miliardi, perché i contribuenti interessati avevano già dimostrato di non doverli; 69,1 erano stati pagati; 20,8 erano ancora in contestazione. Già si scende da 807,7 a 524,7. Si tolgano altri 107 miliardi, perché dovuti da soggetti falliti, quindi a decidere sarebbero dovuti essere i giudici fallimentari, escludendosi le normali procedure di recupero. 19 miliardi erano già stati rateizzati, quindi in corso di riscossione. Da 807,7 si passava a 398,7. Che non è la stessa cosa. È un conto della serva, ma utile a capire che una cosa è l’evasione contestata, altra quella accertata. Una cosa è l’evasione accertata (con sentenza), altra quella recuperata.

L’effettivamente recuperato è il solo dato decisivo, giacché il resto è supposizione o mal funzionamento della macchina pubblica. Veniamo, ad esempio, al Matteo Renzi che dice: non ci saranno nuove tasse. Nei documenti del suo governo (spero li abbia letti), in approvazione domani, c’è scritto che la pressione fiscale crescerà. Nel 2014 è arrivata al 43,5% del prodotto interno lordo; nel 2015 resterà al 43,5, nel 2016 arriverà al 44,1. Il tutto, meglio non dimenticarlo, calcolato su un Pil crescente. Bene, cioè: male. Ma potrebbe anche essere una buona notizia, se l’aumento della pressione fosse dovuto a recupero dell’evasione. Così non è, però, e ciò a causa del meccanismo prima sbozzato: cifre altissime nelle contestazioni, ridotte assai nelle riscossioni. Crescenti sono solo i soldi presi alle persone per bene: +93% dai fondi pensione (i nostri risparmi), 1,1 miliardi nei primi due mesi del 2015.

Torniamo al Rapporto, per averne conferma. I militi contabilizzano in 4,1 miliardi (2014) frodi e sprechi ai danni dello Stato. Fra le frodi vanno inclusi i contributi illecitamente percepiti, per 666 milioni da fonte europea e per 618 da fonte nazionale. Nel corso delle indagini sono stati posti sotto sequestro 161 dei primi e 164 dei secondi. Queste cifre, già nettamente inferiori al teoricamente contestato, non possono essere incamerate dall’erario, perché in attesa che si sappia se ha ragione la Guardia di Finanza o il contribuente. Nel caso sia il secondo, non è escluso che sia schiantato, prima di saperlo. Stesso discorso per gli appalti in odor d’irregolarità: hanno controllato contratti per un ammontare di 4,6 miliardi e ne hanno denunciati per 1,8. Questi sono reati penali, la cui notizia emerge nel 2014, sicché ci rivediamo attorno al 2020 (se va bene), per sapere come è andata a finire. Nel frattempo gli innocenti vivranno l’inferno e i colpevoli si daranno da fare, per mettere al sicuro il maltolto.

Una cosa, però, la si ottiene subito: questi numeri verranno presi come oro colato da quelli che hanno interesse a descriverci come un popolo di zozzoni delinquenti. Eccolo, il ritratto di un Paese in cui tutti denunciano, tutti s’indignano e tutti sono certi che italiani siano solo gli altri. Gli onesti sono la gran maggioranza, ma non hanno diritto di parola, altrimenti tacciati di volere negare il dilagare del crimine, quindi d’esserne complici. Avessero la forza di contare esigerebbero una riformina, banale e decisiva: giustizia funzionante. In quanto al Fisco, gli onesti sanno che la pressione che subiscono è superiore alla media ufficiale, visto che gli altri continuano a non pagare.