Contenziosi in materia di lavoro: con una durata pari alla media europea, disoccupazione giù di 5,7 punti percentuali

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La disoccupazione in Italia potrebbe calare di 5,7 punti percentuali se solo i contenziosi in materia di lavoro avessero una durata in linea con la media europea (e quindi dimezzata). Il dato emerge da una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro che approfondisce le interessanti indicazioni emerse in materia di disoccupazione e lunghezza dei processi sul lavoro dagli “Staff Report, Article IV Consultation / Italy” pubblicati annualmente dal Fondo Monetario Internazionale.

Nel report dell’anno 2014 l’organismo sovranazionale sosteneva che un dimezzamento dei tempi dei processi per lavoro in Italia avrebbe aumentato le probabilità di impiego di circa l’8 per cento. Secondo il FMI, infatti, il nostro sistema giudiziario, da sempre molto più lento della media europea, avrebbe necessitato già al tempo di misure più opportune rispetto al mero incremento dei costi del giudizio, quali la promozione e l’uso dei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie, una razionalizzazione del tipo di cause che trovavano accesso al terzo grado di giudizio, l’introduzione di indicatori di performance per tutti i tribunali nonché la condivisione di best practice regionali.

Nell’ultimo report, pubblicato a luglio 2016, l’ente sovranazionale ha indicato nuovamente tra le linee guida per l’Italia la necessità di mettere in atto ulteriori riforme al sistema giudiziario, apprezzando comunque le azioni adottate di recente per il miglioramento della qualità del sistema stesso con conseguente riduzione della durata media dei processi.

In Italia la durata media delle cause è di un anno e 2 mesi, come risulta a ImpresaLavoro sulla base dei dati pubblicati dal Ministero della Giustizia. Va precisato che quest’ultimo, rispetto alle precedenti pubblicazioni, ha variato la modalità di divulgazione dei dati quindi il confronto attuale è diverso da quello che è stato possibile effettuare in passato. Il calcolo dell’indicatore di lunghezza media complessiva è comunque aggiustato sulla base dei suggerimenti provenienti dalla letteratura scientifica, che considerano anche l’effettiva percentuale di cause che si interrompono dopo il primo grado. In particolare, sono state considerate le rilevazioni ufficiali riferite ai 26 distretti giudiziari italiani negli anni 2014-2016: numero di nuovi procedimenti, numero di procedimenti conclusi e numero di procedimenti ancora pendenti. I dati sono stati successivamente incrociati con quelli relativi alla disoccupazione su base territoriale rilevata dall’Istat per l’anno 2015.

La correlazione tra la lunghezza dei processi per contenziosi in materia di lavoro e il tasso di disoccupazione è dimostrata dall’analisi del divario in termini di efficienza nei singoli distretti giudiziari. Si oscilla dai 6 mesi di Trento (con un tasso di disoccupazione del 6,8%) e dagli 8 mesi di Genova e Trieste (con tassi di disoccupazione rispettivamente dell’8,3% e dell’8,1%) per arrivare ai 2 anni e 2 mesi di Messina (con il 22,5% di disoccupazione). A Milano, dove la disoccupazione è all’8%, il tempo medio delle cause per lavoro è di 7 mesi. La lunghezza dei contenziosi è invece superiore ai 2 anni anche a Catanzaro (22,4% di disoccupazione) e a Catania (16,2% di disoccupazione). In questa particolare classifica è proprio il Sud Italia a uscirne più penalizzato con valori sistematicamente più alti della media nazionale per entrambe le variabili prese in considerazione. La durata di questo tipo di processi supera infatti l’anno e mezzo a Cagliari (1 anno e 7 mesi), a Bari e a Potenza (1 anno e 8 mesi), a Reggio Calabria (1 anno e 9 mesi) e a Caltanissetta (1 anno e 10 mesi).

«Per chi vuole investire e fare impresa, il fattore tempo è invece un elemento decisivo per determinare la riuscita o il fallimento della propria attività» osserva l’imprenditore Massimo Blasoni, presidente del Centro studi ImpresaLavoro. «I mesi, molto spesso gli anni, trascorsi nell’attesa di definire cause e contenziosi giudiziari costituiscono costi rilevantissimi che vanno quantificati in posti di lavoro persi e minore ricchezza. Il cattivo funzionamento della nostra giustizia civile e amministrativa è un danno per tutti: spaventa gli investitori (stranieri e non), deprime gli sforzi degli imprenditori onesti e condanna il Paese al declino economico».