Così il patrimonio pubblico viene svalutato sul mercato

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Massimo Blasoni – Il Tempo

Alloggi occupati illegalmente, famiglie che avrebbero diritto a una casa popolare che rimangono per strada, patrimonio immobiliare pubblico in affitto a prezzi stracciati agli amici degli amici: la cronaca ci propone ciclicamente una pletora di esempi di come lo Stato imprenditore nel settore immobiliare sia completamente fallito. E questo vale sia per gli immobili che Comuni, Regioni, enti pubblici possiedono come proprio patrimonio e fanno rendere pochissimo (lo si venda subito, piuttosto che concederlo a prezzi irrisori a partiti, associazioni amiche, parlamentari dello stesso colore politico) sia con riferimento al più generale tema delle politiche abitative.

In tema di edilizia popolare, lo Stato ha finanziato enti che hanno costruito (a prezzi fuori mercato) case da destinare alle famiglie bisognose, ha scelto a chi dovessero essere concesse e infine ha deciso che la tale famiglia dovesse per forza di cose andare ad abitare in quel determinato appartamento. Risultato? Il valore del patrimonio immobiliare pubblico continua a deteriorarsi e i flussi di cassa derivanti dai canoni agevolati sono spesso inesigibili perché gli stabili sono occupati da chi non ne avrebbe diritto o perché gli inquilini sono morosi.

Una soluzione liberale a questo problema esiste e consiste nella privatizzazione. Alle famiglie bisognose si potrebbe erogare un sussidio finanziario finalizzato all’affitto di un immobile. Che non dovrà essere costruito, mantenuto, controllato dal Comune o dall’agenzia pubblica per l’edilizia popolare locale ma potrà essere liberamente contrattato nel mercato. Le famiglie potrebbero vivere in contesti da loro scelti e smetteremmo di finanziare aziende per l’edilizia popolare, cda, presidenti, direttori.

Una transizione morbida tra questi due modelli potrebbe poi avvenire con un piano di dismissione degli alloggi pubblici a favore di chi oggi ci abita e che potrebbe riscattare l’abitazione a prezzi convenienti (con l’affitto trasformato in mutuo) o ancora di cessione del patrimonio a strumenti di gestione immobiliare avanzata (fondi, società immobiliari private, ecc.) sottoposti a controllo pubblico. Tutto quello, insomma, che oggi non avviene.

Leggi l’articolo sul sito de “Il Tempo”