Distribuiti 8 miliardi pubblici, più di metà alle partecipate

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Mirko Molteni – Libero

Nella galassia italiana delle aziende partecipate dagli enti locali, gli ultimi anni hanno visto un panorama quasi stabile, per l’ammontare complessivo dei contributi alle imprese. Ma al suo interno sono aumentati i finanziamenti ai soggetti pubblici, a scapito però dei destinatari privati. Emerge da un nuovo rapporto realizzato dal Centro Studi ImpresaLavoro, istituto che raggruppa esperti di ispirazione liberale, e divulgato oggi in esclusiva dal nostro quotidiano.

L’indagine esclude le aziende di tipo sanitario-ospedaliero, ed è basata su dati del Siope, il «Sistema Informativo sulle Operazioni degli Enti Pubblici». Copre gli anni dal 2011 al 2014 compresi, lasciando fuori il 2015 di cui mancano informazioni complete. Anzitutto spicca come il totale dei fondi si sia mantenuto sopra gli 8 miliardi di euro, pur con tendenza altalenante. Se infatti nel 2011 gli enti locali hanno versato alle imprese partecipate un totale di 8.451 milioni di euro, nell’anno successivo la cifra era calata a 8.110, per risalire aun picco di 8.605 nel 2013 e scendere agli 8.218 sganciati fra gennaio e dicembre del 2014.

Fra alti e bassi la situazione complessiva sembra dunque quasi immutata, ma il Centro Studi ImpresaLavoro ha scavato sotto la superficie notando come, dietro le apparenze, nei quattro anni presi in esame molto in verità sia cambiato. I trasferimenti sono stati infatti ridistribuiti pesantemente a favore delle aziende pubbliche, per le quali l’aumento medio in tutto l’intervallo 2011-2014 è stato di ben il 35%. Alle ditte private partecipate, invece, è toccata nel medesimo periodo una diminuzione complessiva del 17%, ammanco che di questi tempi potrebbe essere definito grave. Numeri alla mano, infatti, i trasferimenti alle pubbliche sono decollati di ben un miliardo di euro, dai 2.668 milioni del 2011 ai 3.602 del 2014.

Quasi speculare la discesa sul lato delle private, da 4.705 a 3.890, cioè oltre 800 milioni in meno. In pratica l’ammontare dei fondi rivolti ai due principali settori si avvia a diventare all’incirca equivalente. Per quanto concerne il profilo degli enti locali più coinvolti, sono le Regioni, in media, a rafforzare il proprio ruolo, arrivando a coprire ben il 77 % dei contributi, mentre gli altri enti, fra Comuni, Province, Città Metropolitane e Unioni di Comuni, non vanno oltre il 23% tutti insieme e sono più costretti a tirare la “cinghia”. Nel dettaglio delle sole imprese pubbliche si nota poi che sono rimasti piuttosto stabili i trasferimenti correnti, mentre quelli in conto capitale hanno avuto un’evoluzione molto diversa a seconda degli enti, poiché le Regioni, confermatesi ancora una volta dalle spalle più larghe, li hanno raddoppiati, da 766 a 1.505 milioni, mentre i conto capitale dagli altri enti sono stati più ondivaghi risultando nel 2014 circa la metà che tre anni prima. La situazione ha andamenti un po’ ribaltati nelle partecipate private, dove invece “tengono” Comuni e Province con trasferimenti piuttosto stabili, mentre le Regioni hanno calato i trasferimenti correnti, da 1.498 a 1.282 milioni, e soprattutto quelli in conto capitale, da 2.725 a 2.102 milioni.

L’analisi propone anche l’ammontare pro-capite delle spese per imprese pubbliche regione per regione, notando che ai vertici della classifica stanno tre regioni a Statuto Speciale come Trentino Alto Adige (295 euro per abitante), Val d’Aosta (205 euro) e, ben di- stanziato, Friuli Venezia Giulia (116). Locomotive del Paese, come Lombardia (33 euro per abitante) e Veneto (29) in posizione medio-bassa della classifica, a testimoniare non solo una minor dipendenza delle imprese pubbliche dai fondi degli enti locali, ma anche una diversa efficienza in rapporto al numero di abitanti.