Salviamoci dal salva-aziende

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Davide Giacalone – Libero

Per smontare i carrozzoni ci vogliono, tempo, soldi e dolore. Per crearli basta un attimo e le idee confuse. Ha senso creare una società per azioni destinata al salvataggio delle imprese in difficoltà? La risposta potrebbe essere positiva. Ha senso che sia pubblica? No, perché non ci salveremmo dal salvaziende. La creazione della Spa è già contenuta in un decreto legge. Non basta, però, a capire di che si tratta. Qualche parola in più l’ha detta il viceministro allo sviluppo economico, Claudio De Vincenti. Sudo, dopo averle lette.

Di fondi e società che intervengono nelle crisi delle imprese e pieno il mondo. Operano in modo risoluto, avendo in mente il salvataggio del valore e la remunerazione dell’investimento. Come lavorano? Dipende: se la crisi è di mercato, sicché si pensa che le cose torneranno ad andar bene, si tratta di fare un ponte da qui ad allora, contenere al massimo i costi di gestione, e quando il sole risorge sapere che iprimi ad essere remunerati dovranno essere i pontieri; se la crisi e dell’azienda, allora ci si rimboccano le maniche e si taglia il tagliabile, a cominciare da dirigenti, costi fissi e personale, si chiudono le linee produttive morte e ci si concentra su quelle che si ritiene possano tornare a generare profitto, quando questo avviene, come sopra, i primi a intascare il guadagno sono i ristrutturatori. Non solo così va il mondo, ma va anche bene, perche l’alternativa ai tagliatori e ristrutturatori sono i giudici fallimentari. O la vendita a chi è più ricco e più bravo.Voi credete che questo mestiere possa farlo lo Stato? Neanche se lo vedo, ci credo. E se lo sento dire mi preoccupo, perché so già a chi toccherà pagare il fallimento di quelli che avrebbero dovuto evitare i fallimenti: ai contribuenti. Veniamo al decreto e alle parole di De Vincenti, soffermandoci su tre punti.

1. La Spa, dicono, non sarà dello Stato. Bene. Di chi sarà? Della Cassa depositi e prestiti e dell’Inail. È uno scherzo? Ma, dicono, ci saranno investitori privati. Bene. Quali? Non si sa, per ora dicono: «Operatori di mercato, investitori istituzionali e professionali». Si, è uno scherzo, sembra: faccio cose vedo gente. Saranno in maggioranza i privati o lo Stato, per il tramite di Cdp? Rispondono: lo vedremo. Certo che è uno scherzo. Sta in un decreto legge, ma è uno scherzo.

2. In quali casi potrà intervenire? Nel decreto non c’è scritto e non ci sono né argini né vincoli. Pessimo segnale. Dice De Vincenti: sulle aziende in difficoltà, ma non decotte. E chi distingue, il consiglio d’amministrazione, composto da quelli che ci mette la politica? E come resisteranno alle pressioni di piazze, politici, sindacati, che chiederanno interventi per ogni dove? Sempre De Vincenti: si potrebbe cominciare subito con l’Ilva. Peggio mi sento: l’acciaieria è andata in collasso per l’intervento dello Stato. Se questo è l’avvio vuol dire che assisteremo a una nuova alba dell’umanità: il comunismo giudiziario, con il giudice che blocca e lo Stato che porta via.

3. In che tempi agirà? Il limite di tempo, dice De Vincenti, abbiamo deciso di demandarlo allo statuto della società. Ditemi che è uno scherzo. Quindi: lo Stato, negando di essere Stato, ci mette subito un miliardo, salvo che si dovrà scrivere nello statuto cosa farne e in che tempi. «Possiamo immaginarlo – afferma – come una sorta di private equity rovesciato, guidato non da una logica di breve periodo ma di medio-lungo termine». Ecco, adesso è chiaro: non esistono privati disposti a investire in ristrutturazioni che abbiano l’orizzonte temporale del lungo periodo. Termine nel quale, secondo la facile battuta di Keynes, saremo tutti morti. In questo caso anche dal ridere. Anziché procedere a tentoni, per poi finire con il riprodurre la Gepi, suggerisco una strada diversa: nel caso di crisi aziendali conclamate si faccia un duplice sconto fiscale a chi ci metta soldi e competenze propri o che in proprio amministra: uno al momento dell’ingresso e l’altro al momento dell’uscita, prefissata in un massimo di due-tre anni. Così il privato che ci crede ha maggiore convenienza a salvarla, investendo.