Il lato oscuro dell’autoregolamentazione

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I liberali hanno sempre guardato con sospetto l’’autoregolamentazione’, ossia la regolamentazione emessa e applicata da corpi sociali intermedi oppure da associazioni di settore. La preoccupazione è che gli interessi degli associati prevalgano sul quello generale, a spese della collettività. Meglio il confronto, anche aspro, tra interessi contrapposti che ergersi, al tempo stesso, a regolatori (e giudici) dei propri associati.

Benjamin P. Edwards della Barry University School of Law esamina in dettaglio Il Lato Oscuro della Deregolamentazione in un lavoro accademico in corso di pubblicazione (ed inviato ad amici e conoscenti per osservazioni. Lo studio analizza in dettaglio il caso della Financial Industry Regulatory Authority (FINRA): un’organizzazione privata senza fini di lucro che opera negli Stati Uniti che elabora e applica regolamenti relativi al funzionamento di una delle Borse più importanti del mondo – il New York Stock Exchange – e che in caso di controversie opera come arbitro tra agenti ed agenzia di Borsa. Nel caso in cui l’arbitrato non porti ad un accordo, le parti (o la parte che si considera danneggiata) può adire alla Securities and Exchange Commission (SEC), la Consob americana. In pratica le medie aziende quotate fanno appello quasi solamente alla FINRA perché le procedure sono più basse e i costi più snelli di una vertenza in cui si fa appello alla SEC.

Per avere un’idea del ruolo della FINRA, nel 2015 (ultimo anno per il quale si hanno dati completi) ha svolto 1.512 azioni disciplinari nei confronti di agenti e agenzie di Borsa del New York Stock Exchange ed esatto multe per 95,1 milioni di dollari nonché ordinato la restituzione per 96,6 milioni di dollari a investitori danneggiati dai loro agenti. Inoltre, si è rivola alla SEC per ottocento casi di frode o di insider trading. Naturalmente il sito della FINRA è colmo di elogi nei confronti dell’organizzazione.

Non la pensa così Benjamin P. Edwards, il cui lavoro sottolinea come la struttura della FINRA presenta «il rischio continuo che i suoi associati plasmino le procedure, o la loro applicazione, in modo da funzionare come un cartello tale da promuovere gli interessi dei loro associati invece che di quelli della collettività e contribuiscano alle rendite eccessive degli intermediari di Borsa». Mentre studi precedenti hanno esaminato contributi positivi e distorsioni relative a organizzazioni di auto-regolamentazione, lo studio di Edwards esamina come il pubblico e la società civile possono incidere sull’operativà della FINRA. Edwards sottolinea che i rappresentanti della società civile negli organi di governo e di gestione della FIRNA siedono spesso nei Consigli d’Amministrazione degli intermediari finanziari, dando luogo a frequenti ove non continui conflitti d’interesse. Nelle conclusioni, Edwards formula una serie di proposte per risolvere o almeno attenuare il problema.