Lotta ai furbi con il nuovo calcolo del reddito

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Laura Della Pasqua – Il Tempo

Il nuovo Isee, il meccanismo con il quale viene misurata la ricchezza delle famiglie e in base al quale vengono assegnati i diritti ad accedere alle prestazioni sociali in misura ridotta o piena, partirà da gennaio 2015. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha precisato che tutto era pronto anche prima ma si è preferito aspettare per evitare problemi. «Abbiamo valutato, su richiesta degli enti locali, non opportuno anticipare», in modo che, spiega, «tutti abbiano il tempo, altrimenti si arriva all’ultimo giorno e i cittadini diventano matti». E fa sapere che nelle prossime settimane arriverà la modulistica.

Il nuovo Isee, introdotto dal governo Letta, ha come obiettivo di combattere i furbi e lo scandalo dei finti poveri stabilendo un rapporto diretto tra il reddito reale disponibile e l’accesso al welfare. Come? L’autocertificazione è stata ristretta a poche voci mentre i dati fiscali più importanti come il reddito complessivo e quelli relativi alle prestazioni ricevute dall’Inps saranno compilati direttamente dalla pubblica amministrazione. Il vecchio Isee, in vigore dal 1998, lasciava ampi margini di discrezionalità a chi lo compilava, giacché tutto era auto-dichiarato ed erano in molti ad approfittarsi della fiducia che veniva accordata. Così si verificava lo scandalo di chi arrivava all’università in Ferrari e godeva di una serie di agevolazioni fiscali. Dal documento che accompagnava il decreto di riforma dell’Isee, quando fu aprovato dal governo Letta, emergeva che l’80% dei nuclei familiari in riferimento al patrimonio mobiliare dichiara di non possedere neanche un conto corrente o un libretto di risparmio. Ora invece verranno incrociate le diverse banche dati fiscali e contributive e si darà maggiore attenzione alle famiglie numerose e alle disabilità. L’Isee terrà conto di tutte le forme di reddito, persino quelle fiscalmente esenti, e darà più peso alla componente patrimoniale.

Il nuovo indicatore della ricchezza considera anche la perdita del lavoro e l’onere dell’affitto. Qualora la perdita di lavoro o la cassa integrazione comporti una riduzione del reddito superiore al 25%, sarà possibile aggiornare il proprio Isee. È stato elevato l’importo massimo del costo dell’affitto che si può portare in detrazione del reddito ai fini del calcolo dell’indicatore della ricchezza familiare: da 5.165 euro è stato portato a 7.000 euro con un incremento di 500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo. Aumentano anche le franchigie per ogni figlio successivo al secondo e ci sarà la possibilità di considerare la situazione dell’anziano non autosufficiente che ha figli che possono aiutarlo e quella di chi non ha nessuno. Per gli immobili, si considera patrimonio solo il valore della casa che supera l’ammontare del mutuo ancora attivo, mentre viene riservato un trattamento particolare alla prima casa.