Il necessario cambio di passo della sanità digitale

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di Carla Colicelli* – Sole 24 Ore**

Una recente indagine Censis del 2015 sul tema della digitalizzazione della Pubblica amministrazione ha mostrato che tra coloro che usano internet il 39% si dichiara poco o per nulla in grado di utilizzare i servizi online della Pa, quota che sale al 49% tra gli ultrasettantacinquenni; mentre i servizi online più usati sono quelli legati alla comunicazione e all’informazione, e tra gli utilizzatori dei servizi online circa il 66% ha utilizzato la posta elettronica, il 39,8% ha letto giornali online, oltre il 36% frequenta social network. Quote più basse hanno svolto attività transattive, quali lo svolgimento di operazioni bancarie (24%), l’acquisto di beni e servizi (15,6%, comprese prenotazioni di visite mediche), la gestione di pratiche con gli uffici pubblici (12,7%, comprese richieste di servizi).

Questi ed altri dati certificano un sostanziale gap tra Italia ed altri paesi europei nella diffusione della utilizzazione dei servizi informatici che riguardano la pubblica amministrazione e i suoi servizi, e ciò nonostante la evidente ampia propensione degli italiani ad accogliere di buon favore le innovazioni tecnologiche e le loro applicazioni in altri ambiti. Ugualmente ampi sono, al tempo stesso, i benefici attesi a seguito della diffusione della digitalizzazione della pubblica amministrazione, anche e soprattutto in area sanitaria, in termini di efficienza e qualità. Le motivazioni che stanno alla base delle attese in tema di processo di digitalizzazione in sanità sono sia di natura sociale che di natura economica. Dal punto di vista sociale il valore sta principalmente nella opzione di rendere il cittadino fulcro dei processi di cura, offrendogli strumenti perché riesca ad assumere un ruolo maggiormente attivo nella gestione della propria salute. In questa prospettiva, i cittadini vengono considerati non tanto utenti finali dei servizi digitali quanto veri e propri co-protagonisti della digitalizzazione del sistema. A questo proposito fondamentali sono gli obiettivi della condivisione delle informazioni, della interazione fra pazienti, operatori e strutture, della riduzione dell’errore medico e della gestione delle patologie croniche. Non mancano al tempo stesso, dal punto di vista sociale, importanti criticità legate ad alcune implicazioni sociali e culturali, quali la partecipazione degli utenti al processo, la facilitazione della acquisizione di una avanzata cultura digitale dei servizi ed il contrasto delle forme di divide culturale esistenti e future, che rischiano ed ancora più rischieranno di rendere vani gli sforzi. Da questo punto di vista è evidente che per transitare verso una sanità moderna ed efficiente, alla quale la digitalizzazione può dare un contributo primario, occorre agire sulle carenze informative, sulle lacune tecnologiche ed in particolare informatiche, sulla scarsa considerazione del ruolo che spetta al fattore umano nella relazione terapeutica, e sulla effettiva fruibilità dei canali tecnologici.

Dal punto di vista economico, invece, va innanzitutto sottolineato che ancora troppo poco si è indagato sui risparmi possibili grazie alla utilizzazione della strumentazione informatica in chiave prospettica, per la scelta delle terapie più appropriate, per la personalizzazione delle cure, per l’integrazione dei servizi e per il superamento delle lungaggini burocratiche. E troppo poco si è riflettuto sulla necessità di consolidare gli investimenti rendendoli quanto più possibile fruttuosi.

Proprio per inquadrare nel medio periodo le prospettive della sanità digitale italiana in termini di fabbisogno finanziario e strategico, lo studio prodotto da Censis e Impresalavoro, e presentato al pubblico presso il Censis martedì 5 luglio (Le condizioni per lo sviluppo della Sanità Digitale: scenari Italia-UE a confronto), esamina lo stato dell’arte e gli scenari al 2020, prospettando la necessità di una accelerazione dell’impegno, sia in termini di investimento che in termini di architettura e governance del sistema. In particolare Giuseppe Pennisi, presidente del Board scientifico di Impresalavoro, ha analizzato i dati relativi alla spesa per sanità digitale in Italia ed Europa, gli scenari evolutivi prevedibili ed auspicabili e le implicazioni di policy. La conclusione cui si arriva è che ci sia bisogno di un cambio di passo e di risorse aggiuntive considerevoli, se vorremo contrastare l’allargamento della distanza tra noi ed il resto d’Europa che si è verificato negli ultimi anni. Ma al tempo stesso bisogna essere consapevoli del fatto che l’investimento finanziario non basta, e che bisogna mettere mano anche alla architettura del sistema di offerta e di gestione dei servizi sulla base di un nuovo approccio, che tenga conto dei modelli di valutazione del rischio e della compatibilità strategica generale.

*Advisor scientifico della Fondazione Censis
**Dal Sole 24 Ore del 12 luglio 2016