Partecipate: Renzi dice di tagliare, ma gli enti locali spendono di più

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di Sara Dellabella – L’Espresso

Nonostante la parola d’ordine sia “tagliare”, gli enti locali continuano a spendere e spandere nelle società partecipate. Un dossier di ImpresaLavoro, centro studi che si occupa dei temi legati al lavoro e all’economia, mostra che negli ultimi quattro anni i trasferimenti per le partecipazioni pubbliche sono lievitati del 35 per cento, per una somma che sfiora un miliardo di euro.

Eppure, l’obiettivo più volte annunciato da Renzi è quello di una drastica riduzione del numero delle società partecipate per arrivare entro la fine dell’anno a quota mille. C’è da dire però che nonostante ripetuti tentativi nessuno è stato in grado di indicare con precisione quale sia il numero di partenza.

Il Ministero del Tesoro ne conta 7.700, il dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi oltre 10 mila, tanto che l’ex Commissario alla spesa pubblica, che si era prodigato nell’impresa, era arrivato a definirla una “giungla azionaria” che costa alle casse pubbliche circa 26 miliardi di euro l’anno. In moltissimi casi si tratta di partecipazioni che non superano il 10 per cento, in società che oltre a svolgere i servizi essenziali come trasporti, raccolta rifiuti, distribuzione di acqua, luce e gas, si occupano anche di impianti di risalita, spiagge, farmacie, stabilimenti termali, campi da golf, casinò, cantine sociali, produzioni casearie e tanto, tanto altro ancora. E l’obiettivo del governo è proprio quello di mettere un freno alla fantasia.

Negli ultimi decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione è previsto che siano proprio gli enti locali a fare il censimento delle proprie aziende partecipate, provvedendo a chiudere quelle che da più di tre anni hanno i bilanci in rosso. La Corte dei Conti recentemente ha stimato che, queste ultime, su scala nazionale siano più di un terzo e più di mille quelle che hanno solo l’amministratore delegato e nessuna struttura.

Nonostante le ripetute esortazioni di Palazzo Chigi a ritirarsi dalle società che non gestiscono servizi essenziali, gli enti locali hanno fatto orecchie da mercante. Tra il 2011 e il 2014, la spesa erogata a favore di imprese private e pubbliche (con l’esclusione delle aziende sanitarie e ospedaliere) è rimasta costantemente al di sopra degli 8 miliardi di euro, andando a finanziare anche società che senza la costante iniezione di denaro pubblico sarebbero già fallite.

Il 77 per cento di questa spesa è gestito direttamente dalle Regioni, per un dato annuo che è rimasto complessivamente stabile tra il 2011 e il 2014 intorno ai 6 miliardi e mezzo di euro. Il residuo 23 per cento, invece, è di competenza dei Comuni, delle Province, delle Città metropolitane e delle Unioni di Comuni, con quote piuttosto variabili che sono oscillate tra gli 1,7 e i 2,2 miliardi di euro.

Ma quanto grava la spesa per le partecipate su ogni cittadino? Il record se lo aggiudica il Trentino Alto Adige con 295 euro, seguita dalla Val D’Aosta dove si spendono 205 euro pro capite. Chiudono la classifica i cittadini calabresi e molisani, dove la spesa è appena di 8 e 5 euro. Ma stavolta le regioni del sud nessuna maglia nera perché le società partecipate in Italia, si sa, trovano la loro ragione d’esistere soprattutto per dare un’occupazione agli “amici di” e ai trombati della politica.