Sanità digitale, per l’Italia necessario un deciso cambio di passo

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Panorama Sanità – Nella prospettiva della Strategia Europa 2020 il processo di digitalizzazione della sanità italiana appare ancora in ritardo rispetto alla maggioranza dei Paesi UE sulla base degli indicatori disponibili. Le performance insufficienti rispecchiano il basso livello di spesa eHealth dell’Italia, pari nel 2015 all’1,2% della spesa sanitaria pubblica, rispetto alla media UE compresa fra il 2 e il 3%, con punte vicine ai 4%. Per inquadrare nel medio periodo le prospettive della Sanità Digitale italiana in termini di fabbisogno finnziario, lo studio Censis-Impresalavoro, presentato lo scorso 5 luglio a Roma, esamina tre scenari al 2020.

«Il primo scenario di tipo più conservativo», spiegano Censis e ImpresaLavoro, «ipotizza il raggiungimento a fine periodo di un target del 2% di spesa eHealth su spesa sanitaria pubblica. Il secondo scenario ipotizza un target intermedio pari al 3%. Il terzo scenario prende in esame un target più espansivo del 4%, come indicazione di un deciso salto di qualità dell’impegno pubblico nel settore». I risultati dell’analisi mostrano come il Servizio Sanitario Nazionale debba realizzare nei prossimi anni un deciso cambio di passo nelle risorse finanziarie da investire in Sanità Digitale, per stare al passo con i Paesi europei più avanzati in questo settore.

I tre scenari considerati indicano che l’accelerazione dell’impegno finanziario al 2020 richieda risorse aggiuntive per la Sanità Digitale comprese in un range fra 2 e 7,8 miliardi di euro, rispetto al fabbisogno tendenziale di 7,5 miliardi, per arrivare ad un impegno complessivo stimato fra 9,5 e 15,2 miliardi di euro. «Senza questo cambio di policy», affermano gli autori dello studio, «il Servizio Sanitario Nazionale non potrà valersi pienamente dei benefici attesi dai servizi e dagli strumenti di Sanità Digitale, che – attraverso una più evoluta condivisione delle informazioni e una più avanzata interazione fra pazienti, medici, operatori e strutture sanitarie – consentono un guadagno di efficienza, un’ottimizzazione nell’erogazione dei servizi, una riduzione dell’errore medico, un incremento della sicurezza dei paziente, un miglioramento della gestione delle patologie croniche».

Peraltro la questione degli investimenti è un fattore necessario ma non sufficiente per lo sviluppo della Sanità Digitale e per il conseguimento dei benefici connessi. «Occorre affrontare contestualmente il tema del ridisegno complessivo del sistema salute, quello del digital divide, quello della costruzione di una governance nazionale dell’innovazione e di una strategia architetturale complessiva, quello della definizione di una chiara politica della sicurezza e della privacy. Mentre resta ancora aperta a livello internazionale la questione di una corretta misurazione e valutazione dei benefici e dei ritorni dell’investimento in Sanità Digitale».

Fascicolo sanitario elettronico

COMMISSIONE EUROPEA: IN ITALIA ANCORA MANCA UNA STRATEGIA NAZIONALE

«La performance digitale dell’Europa su scala mondiale è buona, ma alcuni paesi potrebbero fare meglio. Per questo diamo qualche consiglio per aiutare gli Stati membri dell’UE a migliorare la loro performance digitale a beneficio delle loro società e delle loro economie per contribuire a creare un mercato unico digitale». È quanto ha affermato Günther H. Oettinger, Commissario europeo responsabile per l’Economia e la società digitali, in occasione della pubblicazione della Relazione 2016 sulla performance digitale nell’UE che evidenzia squilibri tra gli Stati membri. La Commissione ha pubblicato inoltre la relazione completa su un nuovo indice internazionale sulla performance digitale (IDESI), che confronta gli Stati membri dell’UE con 15 altri Paesi. Secondo i dati internazionali, i Paesi in vetta alla classifica nell’UE (Svezia, Danimarca e Finlandia) primeggiano anche su scala internazionale, davanti a Corea del Sud e Stati Uniti. L’ltalia è al 25° posto nella classiflca del 28 Stati membri dell’UE. Nell’ultimo anno, evidenzia la Commissione europea, ha fatto pochi progressi in relazione alla maggior parte degli indicatori.

Per quanto riguarda i servizi pubblici digitali, «le prestazioni dell’ Italia – si legge nella Relazione – sono al di sotto della media e i progressi sono nella media UE. Dal lato della disponibilità, l’ltalia ha compiuto progressi, ma vi sono margini di miglioramento in termini di riutilizzo delle informazioni tra le amministrazioni per facilitare la vita ai cittadini. Tuttavia, l’uso dell’eGovernment rimane uno dei più bassi nell’UE28». E la sanità digitale in Italia? «Le ricette elettroniche – ricorda la Commissione – sono iniziate nel marzo 2016 per i medicinali e saranno estese gradualmente agli esami clinici e alle visite specialistiche. Per quanto riguarda il fascicolo sanitario elettronico, d’altro lato, non vi è ancora una strategia nazionale: solo alcune regioni l’hanno già messo in atto e non sempre garantendo l’interoperabilità fra i diversi sistemi. Sarebbe importante avere un fascicolo sanitario interoperabile a livello nazionale, migliorando in questo modo l’efficienza e l’efficacia del sistema sanitario».