Sbaglia l’Erario? Paga il commercialista

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Franco Bechis – Libero

I commercialisti e gli intermediari autorizzati come i Caf pagheranno per gli errori dell’Agenzia delle Entrate. Nonostante le richieste di modifica avanzate dalle commissioni parlamentari e le promesse avanzate negli incontri con i professionisti, il governo non modificherà la sostanza più controversa del decreto legislativo sulla semplificazione fiscale, quello che stabilisce la messa a disposizione dal 2015 della dichiarazione dei redditi precompilata.

Il provvedimento è uno dei fiori all’occhiello del governo Renzi, che a inizio estate aveva inviato a Camera e Senato la prima bozza di decreto legislativo sulla «dichiarazione dei redditi a casa». Molti punti però non sono piaciuti alla maggioranza che aveva inserito nei pareri votati sia alla Camera che al Senato decine di richieste di modifica. Il governo le ha quasi tutte rigettate con una procedura che non ha molti precedenti e ha inviato il nuovo testo per un parere alle commissioni parlamentari. Scelta un po’ inutile, vista l’inefficacia dei pareri precedenti, ma la forma è salva. Il decreto bis del governo non modifica il suo impianto: la dichiarazione dei redditi precompilata verrà inviata «per via telematica» ai pensionati e ai lavoratori dipendenti, e probabilmente non tutti ne ricaveranno grande vantaggio, costretti anche solo per imperizia tecnologica a rivolgersi a un intermediario come il commercialista o il Caf.

Ottenuta quella dichiarazione dei redditi precompilata i contribuenti avranno due facoltà: accettarla così come è, presentandola senza correzioni. Oppure modificarla anche solo per inserire detrazioni o deduzioni a cui si ha diritto (ad esempio le spese mediche). In tale caso la dichiarazione andrà ricompilata come non fosse arrivata dalla Agenzia delle Entrate e ogni vantaggio pratico sparirà. Ma sia nel primo caso (si rimanda indietro la dichiarazione ricevuta), che nel secondo (la si cambia inserendo deduzioni e detrazioni), l’Agenzia delle Entrate potrà effettuare un controllo formale e contestare le cifre inserite. Non lo farà nei confronti del singolo contribuente, a meno che non ci sia dolo o colpa manifesta, ma sanzionerà il commercialista o il Caf che presenta la dichiarazione dei redditi apponendovi il visto di conformità.

L’intermediario quindi dovrà controllare anche la semplice dichiarazione precompilata dall’Agenzia delle Entrate, perché se lo Stato compie errori per il difetto di incrocio delle sue banche dati (che infatti funzionano non alla perfezione), scatteranno sanzioni a commercialisti e Caf. Camera e Senato avevano chiesto di fare sparire questa norma, che sembra illogica: se lo Stato non è in grado di compilare una dichiarazione dei redditi fedele, perché mai dovrebbe essere in grado di controllare meglio un commercialista? Ma il governo è stato irremovibile: gli intermediari sono pagati per il loro lavoro, per cui debbono accettare il rischio conseguente. L’unica cosa che si concede loro è un po’ di tempo (da luglio al 10 novembre) per rettificare i dati presentati pagando una sanzione ridotta di un ottavo del minimo previsto.