Come si trasmettono le crisi finanziarie (e chi ne trae profitto)

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInEmail this to someone

Brutte nuvole nere si addensano sul Monte dei Paschi di Siena e quindi su una rete di istituti finanziari a esso associati. Giungono in proposito due interessanti lavori: il primo dal Fondo monetario internazionale (Fmi), il secondo dalle Università dell’Arizona, di Melbourne e della Georgia.

In “Crisis Transmission in the Global Banking Network” (IMF working paper No. 16/91), Galina Hale (Federal Reserve Board of San Francisco), Tümer Kaplan (Fannie Mae, l’Istituto di riassicurazione di mutui edilizi) e Camelia Minoiu (Imf) studiano la trasmissione degli shock bancari internazionali, utilizzando l’andamento dei tassi interbancari su prestiti a lungo termine tra seimila istituti nel periodo 1977-2012 al fine di costruire una rete annuale di quanto e come le banche siano ‘esposte’ alle crisi. Vengono stimati effetti diretti e indiretti rispetto a Paesi alla prese con crisi finanziare sui rendimenti bancari e la disponibilità di effettuare nuovi prestiti. Gli effetti diretti riducono i margini di profitto e quindi i loro rendimenti. Gli effetti indiretti da un lato aggravano queste conseguenze e dall’altro spingono i capitali a ‘migrare’ verso altri Paesi e verso banche non in crisi. I due effetti combinati hanno comunque implicazioni sull’economia reale in quanto riducono l’offerta di credito alle imprese ed ai consumatori. In breve, se ne deduce che sistemi bancari interconnessi facilitano la trasmissione delle crisi.

C’è però chi riesce a guadagnare alla crisi, come dimostrano George Aragoni (Arizona State University), J. Spencer Martini (University of Melbourne) e Zhen Shi (Georgia State University) nel paper “Who benefits in a Crisis? Evidence from Hedge Fund Stock and Ioptions Holding”. È ancora inedito ma il testo può essere richiesto all’indirizzo george.aragon@asu.edu. Il lavoro presenta una caratteristica davvero unica di dati su hedge funds e opzioni su azioni, dimostrando come i manager di fondi bloccati riescano durante le crisi a trattare in modo opportunistico con quelli di fondi non bloccati e ottenerne rendite anche cospicue.