Stangata per chi ha casa: 49 miliardi

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di Valerio Maccari – Il Tempo

Altro che funerale delle tasse sulla casa: il fisco immobiliare è più vivo – ed esoso – che mai. Proprio oggi, infatti, scadono i termini per il pagamento della prima rata della Tasi e dell’Imu. A versare l’acconto all’erario, secondo i calcoli del Centro Studi ImpresaLavoro, sono chiamati ben 25 milioni di italiani, la metà circa della popolazione adulta del Paese. E non sborseranno poco: la stangata sugli immobili, quest’anno, vale oltre 49 miliardi di euro, e per l’acconto entreranno nelle casse dei Comuni tra i 10 e gli 11 miliardi di euro. Una cifra enorme, anche se complessivamente il gettito da immobili segnato nel 2016 è un poco di meno del poco auspicabile record di 52,3 miliardi toccato nel 2015. Ma rimane comunque decisamente superiore a quanto si pagava nel 2011.

Rispetto ad allora, infatti, la pressione fiscale sulle case degli italiani ha messo a segno un incremento monstre di 11.4 miliardi di euro su base annua, pari al 30,2% in più. Nel periodo 2011-2016, spiegano da ImpresaLavoro – il maggiore incremento registrato ha riguardato la quota patrimoniale del prelievo, più che raddoppiata (+173%), a differenza delle entrate attribuibili agli atti di trasferimento (-29%) e a quelle sul reddito immobiliare, rimaste sostanzialmente inalterate nonostante la crescita del gettito da locazioni favorita dall’introduzione della cedolare secca sugli affitti.

Il calo di 3,5 miliardi di euro registrato tra il 2015 e il 2016 è interamente attribuibile al taglio della Tasi per le abitazioni principali licenziato dal governo nella Legge di stabilità e che ha fatto passare il gettito della misura da 4,7 a 1,1 miliardi di euro. Un bel taglio, ma certo lontano dalla morte dell’imposizione immobiliare trionfalmente annunciata dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Per il resto, infatti, ben poco è cambiato: le entrate derivanti dall’Imu restano infatti stabili a 20,4 miliardi su base annua. Insomma, nessuna riduzione, anzi: la componente esplicitamente patrimoniale dell’imposizione sugli immobili è purtroppo più che raddoppiata rispetto al 20l1,quando il gettito che ne derivava valeva «solo» 9,2 miliardi di euro. In crescita rispetto a cinque anni or sono anche le risorse drenate dalle tasche dei cittadini italiani attraverso le tasse sui rifiuti, che sono passate da 5,6 a 8,4 miliardi di euro.

«Nonostante l’abolizione della Tasi sulla prima casa – osserva l’imprenditore Massimo Blasoni, presidente del Centro Studi ImpresaLavoro – la tassazione sugli immobili nel nostro Paese continua ad essere del 30% più elevata rispetto al 2011. Si tratta di una patrimoniale operata a danno di quello che molte famiglie consideravano un vero e proprio bene rifugio. Una misura che ci venne richiesta a gran voce dall’Europa e che ha prodotto effetti negativi su molti versanti: un impoverimento del patrimonio delle famiglie, la messa in ginocchio del settore dell’edilizia e una depressione dei consumi e della domanda interna. Motivi piu che sufficienti per rispedire al mittente le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale, che in questi giorni insiste per un aggravio in Italia della tassazione patrimoniale degli immobili».

Altissime anche le aliquote: Confedilizia ha calcolato nell’8,8 per mille la media della somma di quelle Imu e Tasi deliberate dai Comuni capoluogo di Provincia per gli immobili locati a «canone agevolato» e nel 10,5 per mille l’aliquota media ordinaria. Dati che, secondo il Presidente di Confedilizia Spaziani Testa, «confermano l’urgenza di un intervento legislativo per salvare, almeno, l’affitto, Dopo la manovra Monti del 2011, la tassazione su questi immobili si è addirittura quadruplicata, annullando l’effetto della cedolare secca introdotta pochi mesi prima. E l’appetibilità degli affitti a canone calmierato si è di molto affievolita».