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“La politica italiana per l’innovazione”: il libro di Salvatore Zecchini edito da ImpresaLavoro

“La politica italiana per l’innovazione”: il libro di Salvatore Zecchini edito da ImpresaLavoro

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IL LIBRO

Malgrado i numerosi sostegni introdotti, negli ultimi anni, dai Governi italiani per accrescere ricerca ed innovazione, il nostro Paese non è riuscito a ridurre il divario che lo separa dalle economie più innovative dell’Unione Europea. Al tempo stesso, l’attività di innovazione, particolarmente tra le piccole e medie imprese, non è riuscita a svolgere quella funzione di motore dello sviluppo economico che si auspicava sia negli anni della recessione economica, sia negli anni pre-crisi.  Nasce da queste considerazioni lo spunto che ha spinto Salvatore Zecchini – già Direttore del Servizio Studi della Banca d’Italia, Executive Director del Fondo Monetario Internazionale e Vice Segretario Generale dell’Ocse – a esaminare l’insieme degli interventi messi in atto dai Governi italiani, confrontandoli, da un lato con la realtà del fare innovazione in Italia, e dall’altro lato con le politiche e strategie disegnate ed attuate dai Paesi di maggior successo nella ricerca ed innovazione.

“La politica italiana per l’innovazione. Criticità e confronti”, disponibile su Amazon in versione cartacea e digitale e arricchito da un Poscritto di Giuseppe Pennisi (Presidente del board scientifico di ImpresaLavoro) sulla strategia di politica industriale in Italia e nei maggiori Paesi europei, è stato pubblicato nella collana “Biblioteca di ImpresaLavoro” curata dal centro studi presieduto da Massimo Blasoni e diretto da Simone Bressan. Si tratta di un lavoro essenziale per individuare le pecche nel sistema italiano provare a correggerle, traendo indicazioni da misure attuate all’estero e riadattabili al nostro caso.

Il lavoro condensa in una visione d’insieme una miriade di misure e strumenti che sono stati impiegati da diversi ministeri ed autorità sul territorio italiano, e disseminati in innumerevoli provvedimenti ad iniziare dagli ultimi anni del primo decennio. Nelle conclusioni, infine, si formula un insieme di proposte per il miglioramento della politica italiana sul tema, auspicando un maggiore coordinamento  tra le diverse componenti del Governo nella programmazione di obiettivi e strumenti, in congiunzione con l’incremento della quota di PIL destinata a R&I. L’aumento delle risorse non sarebbe però sufficiente  senza un profondo cambiamento della cultura sociale in tutte le sue articolazioni per renderla ben disposta al cambiamento, all’innovazione e alla competizione.

L’AUTORE

Salvatore Zecchini. Completati gli studi di economia presso le università Columbia University (MBA) e Wharton School of Finance, Department of Economics (PhD program), ha lavorato come economista presso il Servizio studi della Banca d’Italia, fino a divenirne uno dei Direttori. Ha partecipato ai lavori del Comitato Monetario e del Comitato di Politica Economica della CEE, collaborando in particolare alla costruzione tecnica del Sistema Monetario Europeo. Nominato Executive Director del Fondo Monetario Internazionale, si è occupato della crisi debitoria internazionale e della riforma della sorveglianza multilaterale. È stato successivamente all’OCSE, divenendo direttore del programma di assistenza di politica economica ai paesi post-comunisti e Vice Segretario Generale. Quindi Consigliere economico del Ministro del Tesoro-Bilancio, consulente del Ministro delle Attività Produttive e del Ministro dello Sviluppo Economico, presidente del GME e dell’Istituto per la Politica Industriale. Presidente del OECD Working Party on SME and Entrepreneurship e del suo Steering Group on SME finance. Docente all’Università di Roma Tor Vergata ed autore di saggi, libri ed editoriali nella stampa.

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Per ulteriori informazioni è possibile contattare la Sede di Roma del Centro Studi ImpresaLavoro:
Via dei Prefetti, 30 – tel. 06 62280527 – info@impresalavoro.org

“La Buona Spesa”: il primo libro di ImpresaLavoro

“La Buona Spesa”: il primo libro di ImpresaLavoro

cop_buonaspesaSpending review è un termine anglosassone di cui fino a poco tempo fa ignoravamo perfino l’esistenza. Non c’è da stupirsi, visto che dalle nostre parti la spesa pubblica è sempre aumentata in maniera allegra e incontrollata. I vincoli economici imposti dall’Unione europea ci hanno però recentemente costretto ad accoglierla nel lessico corrente. Peccato però che al suo sempre più vasto e gratuito utilizzo non siano poi seguiti risultati concreti apprezzabili, nonostante le altissime aspettative suscitate dalla nomina di ben cinque commissari governativi ad hoc: Piero Giarda, Enrico Bondi, Mario Canzio, Carlo Cottarelli e ora Yoram Gutgeld. Questione di scelte politiche, certo, ma anche di una cultura della spesa pubblica ancora largamente insufficiente. Per questo il nostro Centro studi ha deciso in questi giorni di pubblicare “La Buona Spesa”, una guida operativa elaborata da Giuseppe Pennisi (economista di vaglia internazionale e presidente del nostro board scientifico) e Stefano Maiolo (componente del Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici della Regione Lazio). Il suo obiettivo dichiarato è quello di diffondere – grazie a un linguaggio semplice e accessibile a tutti – la conoscenza dei corretti metodi di valutazione della spesa pubblica.

Disponibile su Amazon in versione sia cartacea sia digitale, questo testo tiene conto dei metodi più avanzati per la valutazione delle opere pubbliche ed è il risultato di oltre 30 anni di ricerche e di applicazioni nelle materie specifiche della valutazione, che non può più restare una “riserva di caccia” per esperti. Più che di un nuovo manuale tecnico si tratta insomma di uno strumento di lavoro utilizzabile da chiunque. A differenza di altri testi in commercio (nati per corsi universitari e post-universitari), questo lavoro parte infatti della premessa implicita che gli italiani in generale e soprattutto i dirigenti e funzionari della Pa che prendono le decisioni di spesa quasi mai sono tecnicamente attrezzati per effettuare in prima persona valutazioni economiche quantitative. Spesso, infatti, il loro compito si limita a prendere atto di quanto suggeriscono loro consulenti ed esperti. Un limite che va superato.

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