articolo 18

Allargare i diritti, ma quali?

Allargare i diritti, ma quali?

Domenico Cacopardo – Italia Oggi
Non c’è stato nessuno, nei media, che abbia chiesto a qualche esponente della minoranza del Pd: «Quali diritti intendeste allargare? Sostenete che invece di toccare l’art. 18 dobbiamo allargare l’area dei diritti dei lavoratori, spiegateci in cosa consiste la vostra proposta».

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Sorpassati dalla storia

Sorpassati dalla storia

Giuseppe Turani – La Nazione
Mentre prosegue il braccio di ferro sull’articolo 18, in giro per l’Italia sindacati e lavoratori firmano per lavorare anche alla domenica. È difficile non notare un contrasto stridente: il mondo va in una direzione, a dispetto di sindacati, minoranza Pd e di quelli saliti sulla barricata dell’articolo 18.

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L’anagrafe che divide

L’anagrafe che divide

Michele Ainis – Corriere della Sera
L’Italia è unita, gli italiani no. Si dividono per tifoserie politiche, per sigle sindacali, per corporazioni. Li separa la geografia economica, dato che il Pil del Mezzogiorno vale la metà rispetto al Settentrione.

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Gli irriducibili del posto fisso

Gli irriducibili del posto fisso

Giancarlo Mazzuca – Il Giorno
Il Belpaese sembra, in questi giorni, spaccato in due tra i sostenitori dell’abolizione di quell’articolo, il 18, che è sulla bocca di tutti, e tra coloro, guidati dai redivivi Camusso e Bersani che dicono.«Non passa lo straniero!».

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Come riscrivere l’articolo 18 senza ideologie

Come riscrivere l’articolo 18 senza ideologie

Massimo Baldini – Il Secolo XIX
L’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970 serve davvero per aumentare l’occupazione? Oppure avverrà l’esatto contrario, visto che gli imprenditori saranno liberi di licenziare?

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Nuove imprese straniere, neanche una nell’ultimo anno

Nuove imprese straniere, neanche una nell’ultimo anno

Paolo Baroni – La Stampa
Certo, c’è l’articolo 18 ed uno dei sistemi del lavoro più complicati del mondo. Ma poi ci sono gli eccessi della burocrazia, i tempi eterni della giustizia e le tasse troppo alte, ovvero tutti quei fattori, o meglio «mali storici», che da anni ci condannano alla parte bassa di tutte le classifiche mondiali sulla competitività.

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