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La crisi non è finita, va cambiato il passo

La crisi non è finita, va cambiato il passo

Enrico Cisnetto – Il Messaggero
Stiamo per archiviare il 2014 come il settimo anno di crisi. Se, come sembra, la ca- duta del pil sarà a consuntivo di quattro decimi di punto, dal 2008 – con 19 trimestri su 28 di pil in rosso – avremo perso 10,1 punti di ricchezza nazionale, circa 160 miliardi.

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Gli italiani vedono nero: ancora 5 anni di crisi

Gli italiani vedono nero: ancora 5 anni di crisi

Rosaria Amato – La Repubblica
Più soddisfatti dei propri redditi ma solo perché hanno imparato ad accontentarsi di poco e a stringere la cinghia, fortemente delusi dall’euro ma europeisti perché prevale la sfiducia verso le istituzioni nazionali, più ottimisti ma solo perché si sono rassegnati: gli italiani ormai considerano la crisi economica come una situazione quasi stabile, si aspettano di venirne fuori almeno tra cinque anni.

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A chi giova paralizzare il paese

A chi giova paralizzare il paese

Gaetano Pedullà – La Notizia
Quattro lavoratori disperati feriti, altrettanti poliziotti in ospedale. Il bollettino di una inutile guerra tra poveri segnala che l’autunno caldo sarà lungo. Troppo forte il disagio sociale, troppe le aziende in crisi.

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Ecco chi siamo

Ecco chi siamo

Gino Gullace Raugei – Oggi
Cuori nella tempesta economico-finanziaria: i numeri dicono che (forse) il peggio è passato ma il meglio ancora non si vede. A raccontarci l’Italia al tempo della crisi è Giuseppe Roma, direttore generale del Censis (Centro studi investimenti sociali).

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Il Paese dei prestiti negati

Il Paese dei prestiti negati

Gigi Di Fiore – Il Mattino
Un commerciante suicida per i debiti, un pensionato che ri- schia di perdere la casa, il Sud nella morsa dell’usura: schegge di conseguenze indirette scatenate dal calo dei prestiti bancari, diminuiti dello 0,8 per cento alle famiglie e del 3,8 per cento alle imprese.

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Nel tunnel a lungo

Nel tunnel a lungo

Giuseppe Turani – La Nazione
Ci attendono quattro anni di navigazione difficile. Se qualcuno aveva pensato a un certo slancio dell’economia italiana e a un netto miglioramento dei suoi numeri, si sbagliava.

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