disoccupazione

Troppi disoccupati, e il Comune paga chi va all’estero

Troppi disoccupati, e il Comune paga chi va all’estero

Nicola Pinna – La Stampa
La nuova emigrazione ha uno sponsor istituzionale. Paga tutto il Comune: il viaggio di sola andata, le prime spese di soggiorno e anche un corso d’inglese. Si può andare in qualunque capitale europea, a patto che si viva a Elmas da almeno tre anni e che non sia stata superata la soglia dei cinquant’anni d’età.

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Il falso mito delle garanzie sul lavoro e i veri numeri

Il falso mito delle garanzie sul lavoro e i veri numeri

Oscar Giannino – Il Messaggero
L’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970 è un mito, e per questo da decenni è diventato un tabù da non toccare. Perché i miti hanno forza evocativa, sono bandiere di valori, stendardi di visioni ideologiche.

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Semplificare le regole per muovere il mercato

Semplificare le regole per muovere il mercato

Davide Colombo – Il Sole 24 Ore
I primi dati (ancora parziali) raccolti da Isfol e ministero del Lavoro sugli effetti delle nuove regole sui licenziamenti introdotte dalla riforma del 2012 dimostrano che l’allentamento delle tutele ha mosso un po’ il mercato.

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Occupazione, il governo non aspetti

Occupazione, il governo non aspetti

Luca Ricolfi – La Stampa
Dopo tutto anche Renzi è un politico. Per questo non mi ha sorpreso che il suo discorso di ieri in Parlamento fosse alquanto retorico, e piuttosto avaro di impegni precisi.

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Articolo 18, banco di prova di una nuova fase

Articolo 18, banco di prova di una nuova fase

Fabrizio Forquet – Il Sole 24 Ore
È stato un Matteo Renzi più misurato del solito. Non il guascone che alcuni annunciavano. Ma un presidente del Consiglio consapevole del momento, che ha rinunciato – forse ben consigliato – ai toni spavaldi verso l’Europa e ha illustrato con inedito ordine il suo piano di riforme per trasformare – come è necessario – l’Italia.

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Tre strade per cambiare

Tre strade per cambiare

Tito Boeri – La Repubblica
Ieri alla Camera Renzi ha detto che il suo governo intende varare la riforma del lavoro prima della fine dell’anno se necessario ricorrendo ad un decreto. Bene in effetti decidere in fretta prima che ci tolgano quel poco di sovranità limitata che ci è restata.

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