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Paese in ginocchio, falliscono 57 aziende ogni giorno

Paese in ginocchio, falliscono 57 aziende ogni giorno

La Verità – Lo stupore di fronte a tale mortalità dovrebbe però lasciare spazio alla consapevolezza che la nazione che ci ospita è fondamentalmente avversa all’imprenditoria privata. Statalisti nel Dna, i politici che guidano il Paese sono molto restii a ridurre il perimetro della burocrazia e dello Stato.

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La strage delle imprese: ne chiudono 57 al giorno

La strage delle imprese: ne chiudono 57 al giorno

di Antonio Signorini – ImpresaLavoro evidenzia come i fallimenti in Italia siano cresciuti del 55,42% rispetto a sei anni fa, cioè da quando è iniziata la crisi mondiale. Sono passati dai 9.384 del 2009 ai 14.585 del 2015. Un dato che non ha paragoni con le altre grandi economie monitorate dall’Ocse.

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Dal 2009 sono fallite 100mila imprese italiane

Dal 2009 sono fallite 100mila imprese italiane

Alla fine di quest’anno la crisi avrà fatto fallire nel nostro Paese più di 100mila imprese. A rilevarlo è una ricerca del Centro Studi ImpresaLavoro che, rielaborando i numeri forniti dall’Ocse, evidenzia come rispetto a sei anni fa i fallimenti in Italia siano cresciuti del 55,42%, passando dai 9.384 del 2009 ai 14.585 del 2015.

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Le conseguenze della deflazione sulla finanza pubblica

Le conseguenze della deflazione sulla finanza pubblica

di Giuseppe Pennisi – Pochi intimi prestano attenzione alla letteratura economica portoghese mentre l’IESEG, centro di ricerca ed analisi economica dell’Università di Lisbona, produce lavori di tutto rispetto e di grande spessore. L’ultimo è un paper di Antonio Afonso e Joāo Trovar Jalles sulle “Conseguenze Fiscali della deflazione: evidenza dall’età d’oro della globalizzazione”.

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Confindustria sbaglia: non sarà questa riforma a farci ripartire

Confindustria sbaglia: non sarà questa riforma a farci ripartire

di Massimo Blasoni – Confindustria e diverse altre organizzazioni si schierano apertamente per il Sì al referendum, sostenendo che questa riforma sarà in grado di velocizzare il processo normativo e creare le condizioni per una stabile ripresa economica. Sono un imprenditore anch’io – una realtà che occupa 2.000 persone – tuttavia non sono d’accordo e provo a spiegarne le ragioni.

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La crescita può attendere

La crescita può attendere

di Massino Blasoni – I tre anni di governo Renzi sono stati contraddistinti da previsioni di crescita puntualmente smentite – purtroppo in negativo – come le correlate previsioni su deficit e debito. È significativo che il deficit di bilancio resti sostanzialmente inalterato: era il 2,6% nel 2015, pressoché tale è rimasto quest’anno in barba a ogni impegno preso con il Fiscal Compact. Non riusciamo peraltro a uscire dalla spirale perversa di un debito pubblico che ci ripromettiamo di ridurre e che invece continua a crescere.

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Il debito dell’Eurozona si può ristrutturare

Il debito dell’Eurozona si può ristrutturare

di Giuseppe Pennisi – Il debito pubblico sembra uscito dai temi di grande attenzione anche in questi giorni in cui Roma e Bruxelles discutono di legge di bilancio. Eppure, un aumento anche piccolo dell’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni o un tasso di crescita dell’economia reale inferiore a quanto previsto dal Governo italiano oppure ancora un incremento dei tassi d’interesse renderebbe estremamente critica la situazione dell’Italia.

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Per l’accoglienza dei profughi abbiamo già speso 12 miliardi

Per l’accoglienza dei profughi abbiamo già speso 12 miliardi

La Verità – Quanto ci costa davvero accogliere i profughi? A fare chiarezza provvede una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro che smentisce le cifre date dal ministro Padoan. Il conto complessivo negli ultimi sei anni supera gli 11 miliardi di euro, con una progressione impressionante: spenderemo nel 2016 cinque volte la cifra impegnata nel 2011, con un esborso per le casse dello Stato che arriverà a 4,11 miliardi di euro su base annua.

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Le rimesse dei lavoratori stranieri in Italia

Le rimesse dei lavoratori stranieri in Italia

di Giuseppe Pennisi – Un gruppo di economisti della Banca d’Italia (Giacomo Oddo, Maurizio Magnani, Riccardo Settimo e Simonetta Zappa) ha elaborato un paper interessante sulle rimesse dei lavoratori stranieri in Italia: una stima dei flussi invisibili del canale informale.

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