spending review

La giungla delle società pubbliche produce soltanto dei buchi nei conti

La giungla delle società pubbliche produce soltanto dei buchi nei conti

Paolo Baroni – La Stampa
A prenderla larga le società controllate o partecipate dalle pubbliche amministrazioni sono più di 39mila, secondo la Corte dei Conti invece non si arriva a 7.500. C’è di tutto: si va dalle ex municipalizzate elettriche alle aziende rifiuti, dalle farmacie alle terme, dalla lavorazione delle uova alla produzione di prosciutti. E spesso hanno più consiglieri di amministrazione che dipendenti. Quel che è certo è che pesano sui bilanci dello Stato ma soprattutto di Comuni e Regioni per qualcosa come 26 miliardi di euro l’anno.

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La bestia affamata delle Spa locali

La bestia affamata delle Spa locali

Massimo Giannini – La Repubblica
Tra i tanti capitoli del romanzo gotico della spending review, dimenticati o stralciati da Palazzo Chigi, ce n’è uno che inquieta più degli altri. È quello che riguarda le società partecipate degli enti locali. Una giungla di clientele, sperperi e corruzione. Il premier aveva tuonato contro quelle “8 mila Spa” che mungono la generosa mammella statale e municipale senza vantaggi per il cittadino contribuente.

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Sprechi pubblici, l’ultima moda travestirsi da privato

Sprechi pubblici, l’ultima moda travestirsi da privato

Sergio Rizzo – Corriere della Sera
Sale sulle ferite, le parole con cui Salvatore Nottola ha commentato pubblicamente giovedì 26 giugno il dilagare delle società pubbliche. Non solo al centro, dove il magma ribollente assume ormai dimensioni incontenibili. Il loro numero, intanto. Nessuno sa esattamente quante siano, considerando che «esse», spiega il procuratore generale della Corte dei conti, «sono soggette a frequenti modifiche dell’assetto societario».

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Tagli, privatizzazioni e immobili. Ora il governo deve accelerare

Tagli, privatizzazioni e immobili. Ora il governo deve accelerare

Enrico Marro – Corriere della Sera
Europa o non Europa, flessibilità o non flessibilità del patto di Stabilità, su tre capitoli il governo è in ritardo rispetto ai suoi stessi obiettivi: taglio della spesa pubblica (spending review), privatizzazioni, dismissioni immobiliari. Il primo capitolo è fondamentale per tenere il deficit sotto il 3% del Prodotto interno lordo, specialmente e quest’ultimo, come possibile, crescerà meno dello 0,8% previsto dall’esecutivo per il 2014.

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