Tasse sul risparmio: dal 2011 a oggi scippati 9 miliardi agli italiani

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Paper del Centro studi ImpresaLavoro

Tutti i governi che si sono succeduti dal 2011 a oggi hanno colpito pesantemente il risparmio degli italiani con una patrimoniale strisciante: il prelievo complessivo dello Stato ha subìto infatti un incremento progressivo di 9 miliardi, passando dai 6,9 miliardi del 2011 ai 15,9 attesi per il 2015 (+130%). Tale cifra – che si deve per 4,7 miliardi all’aumento delle aliquote sui rendimenti, per 4 miliardi all’introduzione dell’imposta di bollo proporzionale, e per 0,3 miliardi alla Tobin Tax – è tre volte superiore a quella che Giuliano Amato rastrellò improvvisamente nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, prelevando “una tantum” il 6 per mille sulle giacenze di tutti i conti correnti. Lo rivela una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro basata su dati e indici Banca d’Italia, ABI, MEF e Fideuram.
Secondo le più recenti rilevazioni di Banca d’Italia, il totale delle attività finanziarie detenute dalle famiglie supera i 3.800 miliardi di euro. Su questa massa di attivi si è registrato a partire dalla fine del 2011 un progressivo e repentino inasprimento fiscale, proseguito da ultimo sullerivalutazioni degli strumenti della previdenza complementare. La stretta fiscale ha assunto forme diverse: in prima istanza, l’incremento delle aliquote sui redditi di natura finanziaria, più che raddoppiate – salvo eccezioni – tra la fine del 2011 e la metà del 2014; in secondo luogo, l’introduzione di una tassa su una parte delle transazioni finanziarie (la Tobin Tax) a partire dal marzo 2013; infine, la trasformazione dell’imposta di bollo sul deposito titoli in una vera e propria patrimoniale (che grava anche su conti deposito e altri strumenti finanziari), introdotta nel 2012 e già raddoppiata nel giro di due anni. Questo incremento nella tassazione del risparmio appare vertiginoso anche in considerazione del drastico calo della redditività tanto dei titoli di Stato quanto dei depositi bancari. Se ciò non fosse bastato, da quest’anno è entrato in vigore un giro di vite fiscale (per giunta retroattivo) anche sulla rivalutazione di fondi pensione, casse previdenziali, e trattamento di fine rapporto. Lo studio di ImpresaLavoro mostra che l’incremento delle aliquote sui fondi pensione al 20% ridurrà il montante contributivo atteso (e quindi la pensione) dei giovani lavoratori di una percentuale compresa tra il 5% e l’8,6%. Considerazioni analoghe si possono esprimere sia sulle casse previdenziali che sul TFR: con l’aumento al 17% i giovani lavoratori subiranno una decurtazione della liquidazione di fine rapporto compresa tra il 3,6% ed il 6,2%. Tornando alle rendite finanziarie in generale, lo studio di ImpresaLavoro evidenzia che le varie riforme succedutesi in questi anni non hanno provveduto a risolvere alcune delle criticità intrinseche alla normativa, quali la doppia tassazione degli utili distribuiti sotto forma di dividendi, il complesso e non sempre equo meccanismo di compensazione tra guadagni e perdite. Si è rilevata anche la complessità dei calcoli di convenienza relativi alle opzioni di affrancamento concesse dal legislatore al momento degli aumenti fiscali. Vi è inoltre l’aspetto relativo alla tassazione di favore concessa ai titoli di stato rispetto ai titoli emessi da banche e imprese, a partire dal 2012. Le famiglie italiane potrebbero consolidare le tendenze riscontrate nel periodo 2011-2013, con la riduzione in misura lieve dell’impiego diretto nei titoli di Stato (-1,3%), e un forte incremento di quello indiretto costituito da fondi comuni (+30,7%) e polizze vita (+9,5%), che godono di un’aliquota intermedia determinata dal peso della componente investita nel debito pubblico.
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