Bluff sui debiti PA: la metà è ancora da pagare

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Stefano Re – Libero

Allarme per le imprese italiane: malgrado le promesse fatte da Matteo Renzi, che il 13 marzo, a Porta a Porta, si era impegnato a saldare tutti i debiti della Pubblica amministrazione entro settembre, gli ultimi dati dicono che i debiti pagati dalla pubblica amministrazione sono ancora meno della metà del dovuto. Lo stock del debito, intanto, resta inchiodato attomo a quota 75 miliardi. Venerdì il governo ha annunciato un ulteriore passo avanti nello smaltimento dei debiti scaduti delle Pubbliche amministrazioni, comunicando di aver erogato ai creditori, al 30 Gennaio 2015, 36,5 miliardi di euro, con un incremento di 4 miliardi rispetto all’ultimo monitoraggio effettuato a fine ottobre.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Intanto perché questi pagamenti si riferiscono ai debiti maturati fino al 31 dicembre 2013 e non ai ritardi che la Pubblica amministrazione ha accumulato in tutto il 2014. E comunque, anche limitandosi ai debiti accumulati sino al 2013, i calcoli fatti da ImpresaLavoro su dati Eurostat e Intrum Justitia dicono che sinora è stato pagato meno della metà di quanto dovuto sino ad allora. I debiti commerciali maturati dalla Pubblica amministrazione al 2013, infatti, ammontano a 74,2 miliardi di euro: devono dunque essere pagati dal governo altri 37,7 miliardi.

Lo stock di debito complessivo che la Pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese private resta peraltro ingentissimo. I debiti commerciali infatti si rigenerano con frequenza, dal momento che beni e servizi vengono forniti di continuo. Liquidare i debiti pregressi di per sé non riduce quindi lo stock complessivo: questo può avvenire soltanto nel caso in cui i nuovi debiti creatisi nel frattempo risultano inferiori a quelli oggetto di liquidazione. Una condizione che non potrà crearsi fino a quando il livello di spesa della pubblica amministrazione e i suoi tempi medi di pagamento (che al momento sono di 170 giorni) non subiranno una drastica diminuzione. Purtroppo nessun indicatore, avverte ImpresaLavoro, permette di dire che vi è stata una diminuzione dei tempi di pagamento. Ciò significa che l’intervento del governo è servito soltanto ad impedire che lo stock aumentasse.

Il Centro studi stima che nel 2014 siano già stati consegnati alla Pubblica amministrazione beni e servizi per un valore di circa 158 miliardi di euro e che, in forza dei tempi medi di pagamento della nostra Pa, lo stock complessivo del debito è pari a circa 75 miliardi: di poco superiore, dunque, a quello di fine 2013. Si tratta, peraltro, di stime prudenziali, che non tengono conto di altri debiti commerciali, tra cui quelli delle imprese partecipate dallo Stato e dagli enti locali. L’universo di società che vedono nel proprio capitale sociale la partecipazione di amministrazioni pubbliche locali e centrali contribuiscono infatti ad aumentare in misura rilevante lo stock dei debiti commerciali della nostra Pa, per una quota difficile da stimare. Secondo uno studio condotto dal Cerved sui dati del 2013, le imprese partecipate da Regioni e Autonomie locali registrano pessime performance in termini di fatture non pagate sullo scaduto. Si stima che a giugno 2013 le partecipate regionali non abbiano pagato addirittura l’82,2% delle fatture scadute, registrando un forte peggioramento rispetto agli anni precedenti.

Secondo il presidente del centro studi ImpresaLavoro, Massimo Blasoni, «sono gli stessi dati che il governo comunica a certificare che Renzi non ha mantenuto la promessa di saldare tutti i debiti della pubblica amministrazione entro il 21 Settembre dello scorso anno. Il presidente del Consiglio aveva garantito di saldare tutto il pregresso entro San Matteo: 146 giorni dopo siamo anche a meno di metà del percorso. La Pubblica amministrazione onora i propri impegni in tempi lunghissimi, 170 giorni: il governo, per non essere da meno, sembra adeguarsi a questi tempi nel mantenere le sue promesse. Le imprese, però, non possono più permettersi di aspettare».