Troppi disoccupati, e il Comune paga chi va all’estero

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Nicola Pinna – La Stampa

La nuova emigrazione ha uno sponsor istituzionale. Paga tutto il Comune: il viaggio di sola andata, le prime spese di soggiorno e anche un corso d’inglese. Si può andare in qualunque capitale europea, a patto che si viva a Elmas da almeno tre anni e che non sia stata superata la soglia dei cinquant’anni d’età. «Qui i nostri ragazzi non hanno più possibilità e allora perché non aiutarli a trovare un’alternativa altrove? – dice il sindaco Valter Piscedda -. Non è una vergogna cercare un lavoro fuori dalla Sardegna o fuori dall’Italia».

In questa cittadina alle porte di Cagliari, conosciuta soprattutto per l’aeroporto e per lo stadio del Cagliari rimasto aperto pochi mesi, la disoccupazione è il problema numero uno. Il Comune, racconta il sindaco, ha tentato con i piani per il lavoro e i tirocini formativi mai risultati non sono stati incoraggianti. E allora è nata l’idea del progetto “Adesso parto”. «Ogni giorno nel mio ufficio c’è il viavai di disoccupati che chiedono aiuto. In molti mi dicono che vorrebbero andare a trovare fortuna all’estero ma che non hanno neppure la possibilità di pagarsi il biglietto. E allora ci siamo fatti una domanda: perché non incentivare questi ragazzi? D’altronde siamo cittadini d’Europa e non possiamo pretendere che la Sardegna sia in grado di soddisfare tutte le nostre necessità. Certo, avere un lavoro sotto casa sarebbe l’ideale ma dobbiamo prendere coscienza del fatto che la situazione è molto difficile».

L’emorragia di lavoro in Sardegna sembra impossibile da curare e il tasso di disoccupazione, secondo i dati diffusi dall’Istat ad agosto, è già arrivato al 17,5 per cento. L’emergenza più grave è quella che riguarda i giovani: il 54 per cento dei ragazzi, esclusi quelli che studiano, non ha uno stipendio. E in molti hanno già perso le speranze. «Noi non vogliamo incentivare l’emigrazione ma siamo realisti: le politiche del lavoro nella nostra regione hanno fallito – dice il primo cittadino di Elmas -. Con questo progetto diamo un contributo ai ragazzi che non sono disposti ad arrendersi. Non possiamo accettare che passino le giornate a bighellonare al bar: facciamo in modo che vadano fuori, che imparino un’altra lingua, che acquisiscano nuove competenze e che magari tornino in paese con il gruzzolo necessario per costruire casa e metter su famiglia». “Adesso parto” gode già di un finanziamento di 12 mila euro, ma si prevede che le domande saranno molte più del previsto. «Con i nostri ragazzi faremo un patto di fiducia – sottolinea il sindaco Piscedda -. A nessuno chiediamo un contratto di affitto o un contratto di lavoro prima della partenza, perché speriamo che per loro sia davvero una bella avventura».