È uscito “Privatizziamo!”, il libro di Massimo Blasoni

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Cosa può fare lo Stato per riacquistare agli occhi dei cittadini credibilità ed efficienza da tempo perdute? Deve ridurre al minimo il perimetro della sua azione, lasciando all’iniziativa dei privati la gestione di settori e funzioni che via via sono stati le sono stati sottratti da una macchina politico-burocratica costosa, improduttiva e inefficiente. In estrema sintesi, è questa la proposta contenuta in “Privatizziamo!” (www.privatizziamo.it), il saggio scritto da Massimo Blasoni, edito da Rubbettino Editore e uscito in questi giorni in libreria.

Imprenditore di prima generazione, alla guida del terzo gruppo italiano attivo nella costruzione e gestione di strutture socio-sanitarie, Blasoni è anche  presidente del Centro studi ImpresaLavoro. In questo libro unisce la sua esperienza da uomo d’azienda e la sua passione liberale per tratteggiare un futuro possibile per il nostro Paese fatto di meno regole, meno Stato, meno tasse e quindi più libertà per i privati.  La ricetta è tanto semplice da sintetizzare quanto articolata nella sua proposta: per Blasoni devono restare interamente pubblici solo esercito, giustizia e polizia, in quanto garanti di sicurezza e legalità per il cittadino; tutto il resto è privato. Con il gettito tributario lo Stato acquista per i cittadini alcuni servizi – direttamente o attraverso l’assegnazione di voucher – e prestazioni di interesse collettivo sul libero mercato ma la mano pubblica si sveste del compito di produrre e gestire direttamente larghe fette della nostra economia. Quello che Blasoni disegna è uno stato leggero, che spende meno e quindi può tassare di meno ma che comprende come l’istruzione scolastica, le infrastrutture o le politiche sociali rappresentino un costo che non può essere singolarmente sopportato dal cittadino, ma che viene ripartito su tutti i beneficiari sulla base del principio di solidarietà. Solo che, a differenza di quanto avvenuto sin ora, il pubblico non pretende di garantire il diritto alla salute o all’istruzione e contemporaneamente di erogarlo.

«L’organizzazione sociale che conosciamo non è l’unica possibile. Siamo solo abituati a pensarlo» spiega Blasoni nell’introduzione del suo libro. «Il fatto che uffici pubblici, scuola, sanità, pensioni, acqua, siano attività gestite direttamente dallo Stato non è frutto di un ordine necessario». Il costo dell’intermediazione politica, fatta di consigli d’amministrazione, assunzioni ingiustificate e gestione non economica degli acquisti di fornitura, genera costi impropri che si trasformano in ulteriori tasse per i cittadini: per superare queste inefficienze c’è solo una ricetta ed è quella di riconsegnare a famiglie e imprese la libertà di scegliere come e quando spendere le proprie risorse. Una soluzione che è sopratutto un monito: Privatizziamo!