Imu agricola col perdono

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInEmail this to someone

Francesco Cerisano – Italia Oggi

Niente sanzioni e interessi per i ritardati o erronei versamenti dell’Imu agricola. Si è chiuso ieri, ultimo giorno per pagare l’imposta, la telenovela che per due mesi ha creato tensioni nel governo e tra i contribuenti, fino ad arrivare al clamoroso dietrofront con cui l’esecutivo ha abbandonato la classificazione altimetrica tornando a quella Istat. La buona notizia è che a coloro che hanno sbagliato a versare non dovrebbero essere irrogate sanzioni da parte dei Comuni, a condizione che la regolarizzazione avvenga in tempi brevi. Un emendamento in tal senso potrebbe essere depositato in commissione Finanze del Senato dove è all’esame il decreto legge n.4/2015. Quello che ha esentato totalmente 3.456 Comuni classificati come totalmente montani dall’Istat, non facendo pagare l’Imu ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli negli enti parzialmente montani. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sull’ipotesi di sanatoria sarebbe già al lavoro il relatore, Federico Fornaro, che peròo attenderebbe l’ok del governo per formalizzare la proposta, a favore della quale militerebbero ragioni di «galateo tributario» (lo Statuto del contribuente sterilizza le sanzioni in presenza di obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma e vieta di imporre adempimenti fiscali prima che siano decorsi 60 giorni dall’entrata in vigore delle disposizioni) unite a un importante precedente: quello della cosiddetta «Mini-Imu» del 2014. Se ne saprà qualcosa in più domani quando il governo sarà presente in commissione per iniziare a valutare gli emendamenti che dovranno essere presentati entro le ore 18. Tra questi, un nutrito pacchetto di proposte di modifica arriva dall’Anci che ieri in audizione ha rimarcato i molti punti di criticità lasciati aperti dal decreto.

Pur apprezzando il provvedimento, in quanto riduce da 359 a 230 milioni i tagli per i Comuni, risultando meno penalizzante (rispetto al dm 28 novembre 2014) soprattutto per gli enti montani, l’Anci continua a rimarcare come si tratti di una «decurtazione di risorse certe a fronte di un gettito ipotetico e di difficile recupero». Secondo l’Associazione dei Comuni, le stime di gettito potenziale previste dal Mef sono sbagliate in eccesso e non tengono conto delle difficoltà che i sindaci incontreranno nel riscuotere l’Imu soprattutto in presenza di versamenti di modico valore. Per questo l’Anci ha chiesto, in sede di conversione del dl 4, l’inserimento di «opportune modalità di verifica del gettito e di eventuale compensazione dei minori importi che ne potranno risultare». E anche secondo l’associazione guidata da Piero Fassino, gli eventuali ritardi nel pagamento dell’imposta non dovranno essere sanzionati, in considerazione dei tempi stretti fissati per il versamento (il decreto che ha spostato la scadenza al 10 febbraio è stato varato solo il 23 gennaio) e delle «connesse difficoltà di assicurare un’adeguata pubblicità dei nuovi obblighi tributari».