Mercato online, Italia fanalino di coda in Europa. La Digital Tax non è una buona notizia

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Soltanto il 5,34% delle imprese italiane vende online i propri beni e servizi. Una performance che è pari a un terzo della media europea (15,18%) e che ci colloca all’ultimo posto in questa particolare classifica dell’Europa a 28 membri. Lo rivela una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro realizzata su dati forniti dalla Commissione europea. Al primo posto nell’utilizzo commerciale della Rete si collocano le imprese della Repubblica Ceca (26,54%), della Danimarca (26,36%) e della Croazia (26,28%). Rispetto ai loro principali competitor, le aziende italiane perdono nettamente il confronto anche con le imprese irlandesi (24,20%), tedesche (22,59%), britanniche (19,80%), spagnole (16,65%), francesi (11,76%) e greche (9,19%).
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In termini di valori degli scambi, in Italia le transazioni commerciali online costituiscono soltanto il 7% del totale. Peggio di noi in Europa fanno solo Romania, Bulgaria e Grecia. Anche in questo caso risultiamo nettamente sotto la media europea (15,07%) e molto distanti dalle grandi economie: Regno Unito (19,8%), Francia (15,2%) e Germania (12,7%). Su tutti spicca comunque il dato dell’Irlanda (52,97%), anche per effetto diretto della presenza a Dublino e dintorni dei grandi colossi dell’informatica.

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In questo contesto, anche solo la ventilata ipotesi di una Digital Tax rischia di scoraggiare ulteriormente la nascita e l’arrivo sul nostro territorio di imprese di commercio online. Elaborando i dati Eurostat, si osserva ad esempio come al settore ICT appartengano soltanto il 2,56% delle imprese nate in Italia nel 2013, per un totale di 8.700 nuovi posti di lavoro. Mentre nel Regno Unito, in quello stesso anno, sono state invece l’8,38% per complessivi 44mila nuovi occupati.

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