In busta paga la crisi non è uguale per tutti

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Francesca Barbieri – Il Sole 24 Ore

Direttore generale, responsabile corporate banking, informatore scientifico del farmaco e capo turno. Sono questi i “vincitori” delle quattro categorie del borsino delle professioni realizzato da Od&M, la società specializzata in Hr consulting di Gi Group, su un campione di oltre 420mila profili retributivi per altrettanti dipendenti del settore privato. L’obiettivo? Individuare in un momento di crisi del mercato del lavoro italiano quali sono le attività che offrono gli stipendi migliori. Nel borsino, però, non si considera solo l’andamento dei cinque “mestieri” meglio retribuiti, ma si mettono sotto la lente anche quelli meno pagati. Il tutto distinto per quattro livelli di inquadramento, dall’apice fino alla base della piramide aziendale: dirigenti, quadri, impiegati e operai. Sui gradini inferiori alla media si rintracciano le figure It, insieme a quelle tradizionali di staff e ai profili poco specializzati.

I dirigenti
A livello apicale si registra un gap del 62% tra i poli opposti sulla scala retributiva, con uno stipendio medio di 112.340 euro lordi l’anno. I direttori generali guadagnano 133mila euro contro gli 82mila dei responsabili di manutenzione dello stabilimento (ultimi in classifica). Tra le cinque professioni più pagate prevalgono le posizioni di direttore, mentre all’opposto troviamo i responsabili dei sistemi qualità, dell’area tecnica, dello sviluppo software, della manutenzione e il project leader It. Ma considerando il trend degli ultimi 5 anni emerge che le funzioni che hanno visto la crescita più timida sono quelle meglio retribuite, mentre hanno evidenziato una dinamica positiva quelle più in basso, in particolare l’ultima in classifica – il responsabile manutenzione di stabilimento – ha visto aumentare la propria retribuzione di oltre il 10%. Nel 2014, poi, sono cresciuti di più il direttore pubbliche relazioni (+8,8% sul 2013) e il country manager (+6 per cento). «Si tratta dei ruoli più critici nel mercato – commenta Simonetta Cavasin, general manager di Od&M – fortemente focalizzati sui risultati, quindi preziosi per le aziende».

Middle manager e impiegati
Le buste paga dei quadri sono decisamente inferiori rispetto a quelle dei dirigenti e ammontano in media a 54.233 euro, con l’unica eccezione del responsabile corporate banking (84mila euro l’anno) che batte l’ultimo in classica dei top manager. «In generale – commenta Cavasin – a vincere sono le figure manageriali o di responsabilità, mentre quelle meno retribuite riguardano ruoli più operativi, come la segretaria di direzione e gli specialisti formazione». Tra i colletti bianchi guadagna la vetta, un po’ a sorpresa, l’informatore scientifico del farmaco, che intasca il 54% in più della retribuzione media degli impiegati (44mila euro l’anno rispetto a circa 29mila) e il doppio dell’operatore grafico che, all’opposto, risulta il meno pagato. «Gli informatori – commenta Fabio Carinci, presidente della Federazione delle associazioni italiane di categoria – mantengono buoni livelli retributivi, anche se, complice la crisi, negli ultimi anni sono calati di numero e oggi sono circa 12mila». Il mercato comunque si muove. L’agenzia per il lavoro Randstad segnala tra le ricerche aperte quelle di laureati in farmacia e in scienze dell’alimentazione, o comunque in materie sanitarie a indirizzo scientifico. «Gli informatori sono figure specializzate – spiega Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -fondamentali in primis per l’aggiornamento dei medici sui nuovi prodotti. In generale poi in tutta l’industria farmaceutica gli stipendi sono di buon livello per le figure qualificate che vi operano grazie alla produttività elevata del settore». In generale tra gli impiegati, sull’orizzonte di 5 anni, a crescere di più sono stati i responsabili business development (+13,9%) e commerciale (+13,8%). Figure, queste ultime, spesso impiegate all’interno di piccole aziende in ruoli molto vicini a quelli dirigenziali.

Operai
Sul podio delle tute blu troviamo capo turno (31mila euro), capo squadra produzione e capo squadra manutenzione (29mila euro). All’opposto, invece, le figure meno qualificate, come l’addetto di cucina (21mila euro), il cameriere (20mila euro) e il barista (19mila euro) rispetto a una media di categoria di 23.884 euro. Considerando gli anni dal 2009 in poi, il trend è positivo per quasi tutti i ruoli e in particolare per il capo squadra produzione (+12%) e per il verniciatore (+10 per cento).

Settori e comparti
A livello settoriale, sono le banche e le assicurazioni a offrire i migliori stipendi ai dirigenti (+12% rispetto alla media), mentre il comparto con le retribuzioni più basse è l’edilizia (97mila euro, il 13,5% sotto la media). I quadri guadagnano oltre la media solo nel campo del credito, mentre l’industria premia di più impiegati e operai: sono in particolare la farmaceutica e la chimica a riconoscere compensi superiori rispetto alla media di oltre il 15 per cento.

Il trend dal 2002
Analizzando, infine, la dinamica retributiva rilevata negli anni 2000, gli esperti di Od&M evidenziano l’andamento in tre periodi distinti: dal 2002 al 2007 le retribuzioni sono cresciute ben più dei prezzi al consumo (eccezion fatta per gli impiegati). Dal 2007 al 2011 si è verificata una stagnazione, che ha prodotto un calo di potere d’acquisto significativo: gli operai, per esempio, hanno visto salire la busta paga di appena lo 0,6% in media l’anno, contro un’inflazione cresciuta del 2,2%. Dal 2011 il trend si è invertito: crescita superiore all’inflazione, in primis proprio per le tute blu. «Nel 2013 e nei primi sei mesi del 2014 – conclude Cavasin – le retribuzioni sono salite di poco, ma grazie a un buon incremento avvenuto nel 2012 e a un rallentamento del costo della vita, si è realizzata negli ultimi tre anni una crescita, seppur lieve, del potere d’acquisto, con l’eccezione del middle management».