L’escamotage: una rata unica per tutto giugno

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Giuseppe Pennisi – Avvenire

La crisi greca sarà senza dubbio il tema che terrà banco al Consiglio della Banca centrale Europea in programma oggi. Ad Atene le casse sono vuote ed è improbabile che la Grecia sia in grado di pagare la rata di 303 milioni di euro dovuta al Fondo monetario entro il 5 giugno. Sarebbe di Carlo Cottarelli, che ha passato circa trent’anni al Fmi e rappresenta, nel Consiglio dell’istituto, un gruppo di Paesi tra cui la Grecia, l’idea che potrebbe dare un po’ di respiro ad Atene: combinare tutte le rate dovute in giugno (per un totale di 1,3 miliardi) e pagarle a fine mese. È una procedura adottata in alcuni casi in passato per Paesi molto indebitati e a basso reddito: l’ultima volta fu una quarantina di anni fa per lo Zambia. Forse l’orgoglio di Tsipras e Varoufakis (e di tanti greci) verrebbe ferito dall’essere trattati come il Paese dell’Africa australe. Tuttavia, se il sistema funzionasse e se nei prossimi giorni si arrivasse ad un accordo tanto sul debito quanto su nuovi finanziamenti, si tranquillizzerebbero anche i contribuenti italiani che hanno prestato alla Grecia circa 40 miliardi di euro, oltre il doppio di quanto stimato per la perequazione delle pensioni e un nuovo contratto nel pubblico impiego.

Tuttavia, la strada è irta e tutta in salita. In primo luogo si è arrivati al punto che il direttore del Fmi, Christine Lagarde, ha detto di avere perso la pazienza con le promesse (vaghe e senza esito concreto) di Tsipras e Varoufakis; per di più, la strumentazione econometrica del Fmi direbbe che l’uscita della Grecia dall’eurozona sarebbe ininfluente sui mercati mondiali ed europei. In secondo luogo, sempre al Fmi, la decisione improvvisa di sostituire il supplentevicario di Cottarelli (incarico spettante alla Grecia) con Elena Paranitis, una parlamentare del partito socialista ellenico non rieletta alle ultime elezioni e passata tra le file di Syriza; a rendere il tutto ancora più complicato, nel giro di 48 ore, proprio su richiesta dei maggiorenti di Syriza la nomina è stata ritirata, creando costernazione a Washington. In terzo luogo, in seno all’unione monetaria europea non ha fatto una buona impressione l’intervista di Tspiras a Le Monde in cui le difficoltà del negoziato sono state interamente addossate alle istituzioni di Bruxelles e al Fmi; non solo garbo, ma anche efficienza ed efficacia richiedono di mantenere il più stretto riserbo su trattative relative ad argomenti così delicati come debito e flussi finanziari aggiuntivi. In quarto luogo, all’interno di Syriza è in atto una vera e propria rivolta contro Tspiras, accusato di concedere troppo ai creditori – ciò spiegherebbe i temi dell’intervista a Le Monde. In breve, lo spiraglio che s’intravvedeva all’inizio della settimana scorsa ora sembra molto più stretto.