E’ il sommerso l’ammortizzatore sociale del sud

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Alfonso Ruffo – Il Sole 24 Ore

Come si spiega che in un territorio vasto e problematico, con il Pil procapite tra i più bassi d’Europa – ai livelli della Grecia quando andò in fiamme per le proteste dei cittadini stremati dalle privazioni – e una povertà relativa che colpisce oltre un quarto delle famiglie impedendo che in questi contesti si possa consumare un pasto decente almeno ogni due giorni, non scoppi la rivoluzione?
Com’è possibile che nel Mezzogiorno, dove si addensano tutte le città con la peggior qualità della vita e la minore possibilità di fare impresa, con tasse locali spinte al massimo per la cattiva gestione delle amministrazioni locali e l’indifferenza di più governi, con un’emigrazione giovanile che sale alle stelle per la mancanza endemica di occupazione, la gente non scenda per strada a fare la guerra civile?
All’indomani della visita lampo a Napoli Reggio Calabria e Palermo del capo del governo Matteo Renzi, impegnato a praticare un’indispensabile quanto difficile iniezione di fiducia a beneficio dei residenti e dell’occhiuta Europa, un’attenta lettura dei numeri che sorreggono l’economia di un terzo degli italiani che occupano il 40% del territorio nazionale producendo appena un quinto della ricchezza totale induce a serie riflessioni. E sì, perché speranze di riscatto a parte gli indicatori volgono tutti al peggio (si prevedono tra l’altro ancora due anni di decrescita con appesantimento dei conti generali) e a nulla valgono sul piano statistico le eccezioni che pure ci sono e cominciano a essere giustamente celebrate. Insomma, dati alla mano le regioni del Sud dovrebbero essere in subbuglio non potendo più sopportare il peso di un rigore che conduce alla fame.
La risposta purtroppo esiste ed è ben conosciuta. Se ne parla nei convegni e se ne discute in consessi ufficiali. Alla fine, però, il contrasto alle sue devastanti conseguenze è messo in coda alle priorità per mancanza di cure efficaci. Gli studiosi accennano con educazione all’Economia Non Osservata. Si riferiscono all’economia sommersa e a quella criminale che producono il doppio effetto di distribuire pronte risorse e d’infettare l’ambiente.
Il fenomeno non riguarda il solo Mezzogiorno ma è qui che si sviluppa con maggiore vigore per diventare una realtà visibile e palpabile. Una vera e propria economia parallela che soddisfa pezzi sempre più grandi di popolazione che altrimenti non avrebbero di come sbarcare il lunario. Il ventaglio delle tipologie è molto largo e va da ipotesi di nascondimento per cosiddetti motivi di sopravvivenza a vere e proprie pratiche illegali.
Il centro studi Srm calcola che sommando le due forme di reddito, il sommerso e il criminale, sfugga alla contabilità ufficiale del Sud ben il 40% della sua ricchezza. In soldoni si tratterebbe di oltre 130 miliardi che sommati ai 317 ufficiali sarebbero in grado di sollevare il reddito del Mezzogiorno all’onorevole livello dei 450 miliardi giustificando il piatto in tavola e la mancata sollevazione in piazza.
Volendo depurare il risultato dall’addendo particolarmente odioso dell’economia criminale (che vale circa l’11 per cento nel Mezzogiorno contro un dato non molto distante nel Centro Nord di quasi il 10 per cento), l’economia sommersa pesa al Sud per un consistente 27 per cento, e quindi molto più della media nazionale del 18 e della media europea del 16, funzionando da ammortizzatore sociale.
La linea di confine tra le due economie nascoste è molto labile. E chi s’immerge per necessità diventa subito un soggetto a sovranità limitata, debole e ricattabile, facilmente preda di appetiti robusti e inconfessabili. Lo Stato è un gendarme da cui guardarsi e il credito bancario un’illusione per mancanza di carte da poter esibire. L’usura è dietro l’angolo. È facile cadere nella rete della tentazione o del bisogno.
Senza parlare delle ripercussioni nefaste sul mercato legale con un effetto di spiazzamento che gli operatori onesti conoscono e cominciano a denunciare. Insomma, se da un lato l’economia non osservata offre risposte che l’economia ufficiale non ha, dall’altro mortifica gli imprenditori modello che rischiano di uscire di scena per concorrenza sleale e si rifiutano d’investire in un ambiente ostile. Questa rubrica non ha soluzioni da offrire (non è il suo mestiere) ma vorrebbe dare un consiglio semplice semplice che possa guidare la mente e la mano di chi ha il potere di cambiare le cose: rendere più facile, molto più facile, la vita di chi si comporta bene e più difficile, molto più difficile, la vita di chi si comporta male. Può sembrare banale ma l’esperienza insegna che accade esattamente il contrario.