Un Pil di troppo

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Davide Giacalone – Libero

All’inizio se ne parlava con aria cospirativa: con i nuovi criteri per calcolare il prodotto interno lordo risolveremo lo sforamento del deficit. In realtà, come vedremo, il deficit lo allarghiamo. Poi si è passati alla versione criminale: il pil crescerà grazie a puttane e spacciatori. Il rischio è, se mi passate il paradosso, che la criminalità cattiva scacci la buona. Questa faccenda del ricalcolo è piena di trappole ed equivoci. Per capirlo se ne devono vedere tre aspetti: 1. i criteri; 2. le quantità stimabili; 3. gli effetti.

1. Il pil è una somma, diversi dei cui addendi sono stimati. Solitamente l’indice lo si legge in percentuale, intendendosi di crescita o decrescita rispetto al passato. È evidente che più la stima si attiene alla realtà e più quel numero non è campato in aria. È evidente una seconda cosa: se si mettono a paragone pil di diversi paesi, si dovrebbe misurarli tutti allo stesso modo. Invece non accade. Prendiamo la prostituzione (questo non è un dibattito nel merito, ma, giusto per non scantonare, sono favorevole alla sua legalizzazione, mentre sono contrario per quel che riguarda la droga): in Germania è legale, in Italia no; in Germania pagano le tasse, in Italia no. Quando paragoniamo i due pil, quindi, misuriamo cose diverse. Eurostat (l’Istat dell’Unione europea), giustamente, chiede l’introduzione di criteri omogenei, con il che entra nel conto quel che magari, in un determinato Paese, è illecito. Ma c’è un limite. Tanto per capirsi: l’estorsione non entra nel conto mai. Diciamo che l’idea è quella di contabilizzare quel che da qualche parte è consentito, sicché si tratta di criminalità accettata e consensuale (fra le due parti, chi paga e chi incassa). Ciò pone un problema per l’induzione in schiavitù, che è risolto dove la cosa è legalizzata, mentre resta oscuro dove non lo è. Attenzione: dove l’economia sommersa è fatta di fuga dal fisco, quindi di attività lecite, ma in evasione, queste, che hanno un dna sano, non entreranno nel conto. Per questo dico che la criminalità cattiva (droga) scaccia la buona (pescatore che vende sulla banchina, senza scontrino).

2. Nell’immaginare quanto potrà crescere il pil, dati questi criteri, si entra nel cuore del problema. In Germania le prostitute non porteranno nulla, perché già portano, da noi sì. Ma è intuitivo che quel tipo di economia è maggiormente florida laddove c’è più ricchezza. Quindi, puttane a parte, il pil crescerà di più dove è già più alto. È difficile credere che il Paese senza limiti nella circolazione del denaro contante sia quello con meno economia sommersa, semmai il contrario. E quel Paese, con relativa evasione fiscale, è la Germania. Introdurre nel conteggio la spesa per ricerca è cosa buona, ma quella italiana sarà bassa, perché la gran parte, da noi, si fa nei capannoni e nei laboratori di piccole e medie imprese. Introdurre la spesa militare non significa che il pil aumenterà di quanto spendiamo nella difesa, perché, giusto per esempio, quel che paghiamo a Finmeccanica è già contabilizzato, dal lato dell’impresa italiana, quindi crescerà solo di quel che spendiamo comprando all’estero. Non è proprio il massimo e, comunque, non è molto. Alla fine, quindi, scopriremo che il nostro pil cresce meno di quelli con cui ci paragoniamo. Né vale la furbata, ad uso interno, di vendersi l’aumento come una conquista, dato che verranno ricontabilizzati anche gli anni precedenti.

3. Gli effetti sono da ridere. O da piangere. L’anno prossimo la pressione fiscale diminuirà, ma noi pagheremo quanto e più di prima. Magia? No, imbroglio: il pil cresce perché si contabilizza anche (in parte) quel che non è legale, quindi non paga tasse, ciò fa scendere l’indice della pressione sulla ricchezza prodotta, ma quelli che pagano non vedranno ridursi un accidente. C’è di più: i contributi che ciascuno Stato versa al bilancio Ue sono in proporzione al pil, quindi aumentano aumentandolo, ma siccome quel di più che si dovrà versare non sarà accompagnato da gettito fiscale, ne deriva che il deficit ne risente negativamente. L’illusione ottica dura qualche settimana.

Riassumendo: omogenizzare i criteri di contabilità è giusto, ma prima di trarne conclusioni su effetti miracolistica sarebbe bene studiare le carte. Se qualcuno pensava fosse, o si potesse farne una mandrakata, del cavallo più che la febbre ha la follia. Diverso sarebbe se (posto che la ricetta principale consiste nell’abbattimento del debito mediante dismissioni) usassimo il fisco per far emergere l’economia nera che abbiamo (un ipotetico 18%). Ma questo comporta abbassare drasticamente le pretese dello Stato e consentire, come fanno i tedeschi, che ciascuno faccia quel che vuole con i propri soldi (aumentando il gettito iva). Anche leccandosi il pollice. Qui, invece, vedo sguardi languidi verso le lucciole. Ma non per le ragioni tradizionali, quanto per tassare i proventi delle loro fatiche.