La via d’uscita

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Giuseppe Turani – La Nazione

Abbiamo dominato il mondo, inventato il diritto, costruito il Colosseo, fatto strade da Roma all’Irlanda ma ora siamo qui fermi da almeno dieci anni e giriamo intorno al palo della crescita dell’1% per cento l’anno quando va bene. I disoccupati aumentano, le aziende chiudono i battenti, tutti si sentono (e sono) più poveri e nessuno vuole spendere.

Abbiamo 2300 miliardi di debiti, qualcuno sostiene che non torneremo più come nel 2007 e dovremmo creare due milioni di posti di lavoro. Impresa disperata. Se esiste un momento per fare le riforme, è esattamente questo. La politica non ha mai avuto alibi, ma oggi siamo proprio a zero. Solo che uscire dalla trappola non è così semplice: da una parte dobbiamo rispettare i vincoli posti dall’Europa, dall’altra avremmo bisogno di molti soldi per rilanciare l’economia. Esiste una via d’uscita? Forse sì. E ci viene indicata dalla Francia. L’Europa faccia quello che vuole: noi, dicono i francesi. cerchiamo di non soffocare e di ridare un futuro alla nostra gente. La ricetta è applicabile all’Italia? Sì, al punto in cui siamo non resta altro da fare. Quindi possiamo sforare i parametri europei? Sì, possiamo e, anzi, dobbiamo. Con un paio di precisazioni, però.

La prima è che l’eventuale decisione di sforare (che farà innervosire mercati e partner) va accompagnata da una sorta di crono-programma di tagli da fare a scadenze precise, che devono consentirci entro 3-4 anni di rientrare nei parametri. I mercati ce lo lasceranno fare? Penso di sì: un debitore morto è un pessimo debitore. E noi siamo molto vicini all’ultimo respiro.

La seconda è di quelle che forse non piaceranno ai nostri politici. Ogni punto di sforamento sono circa 15 miliardi. Se si dovesse sforare al 5%, ci sarebbero 30 miliardi in più da spendere. Già vedo i politici che fanno salti di gioia. Finalmente si può fare politica industriale, faremo questo e quell’altro, aggiusteremo le scuole, rifaremo gli argini dei fiumi. Bene, niente di tutto questo. La politica italiana, con il suo «fare», ha già dilapidato 2300 miliardi. Se c’e qualcuno che non deve nemmeno provare a toccare i «nuovi» soldi sono proprio i nostri politici. Senza offesa per nessuno: purtroppo i numeri stanno a dire che il «sistema Italia» ha la tendenza a buttare via i soldi. E allora? I denari in più (che, ricordiamolo, sarebbero altri debiti) vanno tutti dedicati alla diminuzione della pressione fiscale: sul lavoro, sulle imprese, sulle famiglie. Vanno dedicati, cioè, a costruire un paese dove abbia ancora un senso lavorare e guadagnare. E, naturalmente, i tagli promessi vanno fatti, esattamente nelle scadenze stabilite, non deve essere ammesso nemmeno un rinvio.