Le donne sono meno pagate anche quando decidono loro

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Rita Querzè – Corriere della Sera

Le donne guadagnano meno degli uomini anche quando possono scegliersi lo stipendio. Lo dicono gli accademici di due università inglesi e una belga. Ieri ne dava conto il Financial Times. Tradendo una certa sorpresa. Ma siamo sicuri che ci sia da stupirsi? Partiamo dalla ricerca. In tutto 159 imprese sociali monitorate. Risultato: le donne al vertice remunerano se stesse il 23% in meno dei «colleghi» maschi. Un divario in linea con quanto registrato in Inghilterra nel settore profit. In Italia quel 23% diventa una percentuale (per fortuna) più bassa: da noi il pay gap tra uomini e donne si ferma al 6,7%. Da una parte le italiane che lavorano appartengono più spesso a categorie professionali medio alte, dove la consapevolezza del proprio valore è maggiore. Dall’altra i salariali dei contratti di categoria fanno da argine alle sperequazioni.

Ma il punto è: quando si rilevano differenze retributive tra i generi è corretto parlare di discriminazione? Non sarà che le donne scelgono settori e posizioni meno remunerate? Il fenomeno è stato studiato. «Il punto è che il differenziale retributivo uomo-donna permane quando si paragonano lavoratrici e lavoratori nello stesso settore, con la stessa anzianità e pari titoli di studio – fa notare Luisa Rosti, economista dell’università di Pavia -. L’80% del pay gap tra i generi non ha una spiegazione razionale». È quello che gli statistici chiamano appunto «residuo non spiegato». La discriminazione sta proprio lì dentro. Su un punto l’indagine può essere utile. Ricorda che chi discrimina di solito lo fa in modo inconsapevole. Tanto che le donne spesso hanno un nemico inaspettato da cui guardarsi. Se stesse.