Fare impresa. La mappa dei disagi

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Marco Biscella – Il Sole 24 Ore

Fare impresa in Italia – come ci ricordano le classifiche internazionali – è molto difficile, ma in Sicilia e in Umbria gli imprenditori incontrano disagi «molto alti», mentre è il Trentino-Alto Adige la regione italiana che li fa «soffrire di meno». E se è vero che un ambiente sfavorevole all’impresa è un denominatore comune per il Mezzogiorno (cinque delle sei regioni del Meridione-Isole occupano i primi sei posti di questa classifica negativa), è altrettanto vero che le performance di Puglia, Abruzzo, Toscana, Lazio, Campania e Sardegna lasciano intravvedere alcuni segnali positivi che per il Centro-Sud che rappresentano una «vera sorpresa».

A fotografare la mappa delle criticità del contesto economico, con particolare attenzione alle piccole imprese, attraverso l’analisi e il trend di 12 indicatori, è l’Indice di disagio imprenditoriale 2014, giunto alla terza edizione e curato da Fondazione Impresa. «A livello generale – afferma Daniele Nicolai di Fondazione Impresa – Sicilia e Umbria presentano il grado di disagio imprenditoriale più alto, collocandosi nettamente al di sopra della media italiana (52,9), con punteggi rispettivamente pari a 64,2 e 63,5. Segue poi un gruppo di sette regioni, cinque del Sud e due del Centro, il cui indice di disagio è “alto”, con punteggi superiori di almeno quattro punti rispetto alla media, intorno alla cui soglia ruotano invece Puglia e Lombardia, mentre in un range di punteggi compresi tra 48,8 e 43,3 si ritrovano, con un disagio definito “medio basso”, cinque regioni del Nord (Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Veneto, Liguria e Piemonte), l’Abruzzo e la Toscana. Infine, nella parte bassa della classifica, ovvero nelle posizioni in cui il disagio imprenditoriale risulta inferiore, ritroviamo la Valle d’Aosta, che con 38,1 punti presenta un disagio “basso”, e il Trentino Alto Adige, che con 26,4 punti è la regione più virtuosa, con un indice di criticità “molto basso”».

Al di là della classifica, è interessante analizzare le dinamiche temporali rispetto al 2013, che penalizzano soprattutto l’Umbria (dal quarto “sale” al secondo posto tra le regioni più disagiate, affossata soprattutto dai tassi d’interesse praticati alle imprese fino a 5 addetti e dal credit crunch alle piccole aziende) e la Basilicata (dal 6° al 3° posto, colpa del deficit da banda larga e dalla più bassa quota di imprese innovatrici).

Al contrario, le variazioni più sensibili in positivo riguardano la Toscana (che “scende” dal 12° al 17° posto, quindi nella parte “meno cattiva” della graduatoria) e l’Abruzzo, che con il suo 15° posto (era al 19° l’anno scorso) occupa «un ranking migliore rispetto a quanto fanno registrare regioni del Nord come Lombardia (pesano l’elevato numero di fallimenti e condizioni più sfavorevoli nell’accesso ai finanziamenti per le piccole aziende), Emilia-Romagna (stretta creditizia più soffocante) e Veneto (forte riduzione delle piccole imprese attive). Sempre al Nord va segnalato il buon risultato del Piemonte, spinto dal calo delle procedure concorsuali e dalla quota di imprese innovatrici».

A far da zavorra alla Sicilia concorrono i risultati negativi in nove indicatori su 12 e le performance peggiori riguardano «il sensibile calo delle imprese attive (-6,48% dall’inizio della crisi), abbinato a una profonda recessione: dal 2008 al 2013 sono andati persi 11,6 punti percentuali di Pil».
Alto tasso di sopravvivenza delle imprese, recessione meno pesante e bassi tassi di interesse, invece, sono gli atout del Trentino-Alto Adige (in questi tre indicatori è la migliore), che si conferma di gran lunga come la regione meno critica per gli imprenditori, tanto da raccogliere un Indice di disagio imprenditoriale pari sostanzialmente alla metà della media italiana.