Il fisco è al top in Italia

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Tancredi Cerne – Italia Oggi

In Italia scendono le tasse ma il Paese si mantiene quinto al mondo per pressione fiscale. A levare i veli sulla radiografia del sistema tributario della Penisola è stata l’Ocse che ha messo a confronto il sistema di riscossione dei tributi nelle principali economie del Pianeta. In base ai risultati, il peso delle tasse nella Penisola, misurato come rapporto tra entrate fiscali e pil, lo scorso anno è lievemente calato rispetto al 2012 portandosi al 42,6% dal 42,7%. E questo, in controtendenza rispetto a molti Paesi che hanno giocato sulla leva fiscale per aumentare le entrate in momenti di crisi. Come avvenuto in Portogallo, dove il governo, nell’ultimo anno, ha alzato le imposte del 2,2%. O la Turchia, che ha fatto lievitare le tasse dell’1,7%. La modesta contrazione del carico fiscale italiano non ha consentito, tuttavia, alla Penisola di smarcarsi dal triste primato di quinto Paese al mondo per pressione fiscale. Peggio dello Stivale, soltanto la Danimarca, in cima alla classifica dell’Ocse per pressione fiscale con il 48,8% del pil, seguita dalla Francia (45%), dal Belgio (44,6%) e dalla Finlandia (44%). Le cose sembrano andare molto meglio in Germania (36,7%), nel Regno Unito (32,9%) e in Spagna (32,6%). Per non parlare degli Stati Uniti che con il 25,4% di pressione fiscale risultano uno dei Paesi meno tartassati dal Fisco.

Entrando più nel dettaglio, le entrate fiscali italiane, secondo l’analisi dell’Ocse, sarebbero costituite per il 27% da proventi delle imposte sul reddito delle persone fisiche, oltre a un 7% legato alle tasse sui profitti delle aziende, un 30% derivante dai contributi sociali e previdenziali, e un ulteriore 6% generato dalle tasse sugli immobili. A questo si aggiunga un 26% legato alle tasse sui consumi di beni e servizi e un 4% da altri provvedimenti fiscali. Al di là della classifica sulla pressione fiscale, gli esperti di Parigi hanno lanciato un allarme sulla capacità di raccolta dell’imposta sul valore aggiunto da parte delle autorità fiscali della Penisola. «L’Italia ha un tasso di Iva superiore alla media dei Paesi Ocse, ma è tra i meno efficienti in materia di performance del sistema», si legge nel rapporto. «Oggi l’Iva si attesta al 22%, contro una media Ocse del 19,1 per cento. Ma l’indice di efficacia del sistema di raccolta (che misura il divario tra le entrate effettive legate all’Iva e quelle che sarebbero teoricamente generate da un’applicazione del tasso di Iva normale alla totalità dei consumi nazionali) è fermo a 0,38, quasi 0,2 punti sotto la media, per l’effetto combinato di esenzioni e Iva agevolata da un lato, e di evasione e frode dall’altro». Risultato, in Italia i proventi dell’Iva rappresentano solo il 13,8% del totale delle entrate fiscali, contro una media Ocse del 19,5%.