Giochi, a rischio 700 milioni per il Tesoro

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Andrea Bassi – Il Messaggero

Il fuoco che covava sotto la cenere sta per divampare. Prima ci sono state le proteste dell’Acadi, l’associazione che raggruppa i concessionari delle slot machine, che ha acquistato pagine di giornali per protestare contro la tassa di 500 milioni imposta dal governo sul settore con la legge di stabilità. Adesso è il turno dei bookmaker esteri, una rete di circa 7 mila punti considerata illegale dai Monopoli. Sempre nella legge di bilancio, il governo ha introdotto per loro una sorta di sanatoria. Il pagamento di una tantum di 10mila euro a punto scommessa più le tasse non versate, per emergere dalla zona grigia.

Il tempo per aderire all’offerta è stretto, scade dopodomani. Ma, come riporta l’agenzia specializzata Agipronews, tutti i big del settore hanno dato indicazione ai loro affiliati di non accettare il patto offerto dallo Stato. Ha detto no Stanley-Bet, l’operatore inglese che da anni ha in piedi un contenzioso con lo Stato italiano. Ha detto no Sks365, e ha chiuso le porte in faccia ai Monopoli anche Betuniq. Questi tre operatori, da soli, costituirebbero oltre la metà del mercato grigio italiano. Senza di loro, insomma, la sanatoria del governo Renzi rischia di essere un flop. Un problema che rischia di ripercuotersi a breve anche sui conti pubblici. Nel 2015, dall’operazione di regolarizzazione, sono attesi 220 milioni di euro. I primi 35 milioni sarebbero dovuti arrivare nelle casse dello Stato già alla fine del mese, il 31 gennaio, data prevista per il versamento della una tantum di 10mila euro. Secondo Betuniq il governo ha ignorato la richiesta della Corte di Giustizia Europea di permettere agli operatori stranieri, con licenza di uno stato Ue, di «operare in Italia». Sulla stessa linea Stanley-bet, che ha bocciato la manovra definendola «una finta sanatoria, finalizzata in realtà a privare i centri scommesse dei diritti acquisiti dopo 15 anni di battaglie giudiziarie». «Forse››, ha commentato Maurizio Ughi, amministratore di Obiettivo 2016, «sarebbe stato più logico che la sanatoria venisse fatta verso i bookmaker e non verso i punti vendita. Non mi stupisco», ha aggiunto, «che gli operatori abbiano detto di no». Il punto è che lo schiaffo dei bookmaker avviene in un passaggio delicato per il mondo dei giochi.

Tra qualche giorno il capo dei Monopoli, Luigi Magistro, lascerà il suo incarico per assumere quello di commissario per il Consorzio Nuova Venezia. Il suo posto potrebbe essere preso da Alessandro Aronica, attuale direttore del personale delle Dogane, che sul suo tavolo troverà una serie di questioni irrisolte. Buona parte delle coperture della manovra del governo Renzi sono state costruite sul settore dei giochi. Oltre ai 220 milioni della sanatoria, ci sono i 500 milioni della nuova tassa sui concessionari delle slot, 350 milioni della gara per il gioco del Lotto, e altri 540 milioni per le sanzioni alle slot scollegate. Ma molti di questi introiti rischiano di rimanere sulla carta. A partire proprio dai 500 milioni della tassa che colpisce l’intera filiera delle slot machine. In questo caso il problema è strettamente finanziario. La tassa va anticipata dai concessionari. Ma la maggior parte degli operatori, molti partecipati da fondi stranieri, non ha disponibilità per pagare una somma che in alcuni casi può risultare superiore ai fatturato. Le uniche con le spalle larghe in grado di sostenere l’onere, sarebbero le big come Lottomatica e Sisal. Ma c’è il rischio di una cannibalizzazione dell’intero settore. Un esito che il governo non vorrebbe, e che avrebbe causato irritazione nei confronti dei Monopoli dove la norma è nata, tanto che al Tesoro si sta valutando di sostituire la tassa da 500 milioni con un aumento di due punti percentuali del prelievo unico erariale sui giochi.