Il mistero della fede sulla Tasi e la Chiesa

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Massimo Giannini – La Repubblica

D’accordo, va tutto bene. L’adolescenza nei boy scout e la messa domenicale da chierichetto. La fine delle ideologie e lo “sfondamento” nella mitica area moderata di centro. Ma c’era davvero bisogno che il premier riformatore Matteo Renzi consentisse uno sconto così generoso alle scuole cattoliche e alle cliniche private? L’esenzione dalla Tasi e dall’Imu, della quale beneficeranno questi istituti, è difficile da spiegare. Non è una questione di gettito (che pure non sarebbe trascurabile, visto che l’Erario ci rimetterà svariate centinaia di milioni). Ma quello che conta, ancora una volta, è il segnale che il governo lancia ai contribuenti. Un segnale pessimo, improntato all’ipocrisia e all’iniquità. C’è ipocrisia perché, con il patetico obiettivo di giustificare il misfatto, un sottosegretario all’Istruzione come Toccafondi (non a caso ciellino) sostiene che «le scuole private sono trattate come le pubbliche», e nel goffo tentativo di ridimensionare la portata dell’esenzione un sottosegretario all’Economia come Baretta ci racconta che le cliniche «pagheranno per l’uso delle sale o delle stanze in forma privata». Un’offesa alla sua e alla nostra intelligenza: che e come stabilirà che dentro una clinica qualsiasi quella determinata stanza è “ad uso privato” e quell’altra è “ad uso pubblico”? C’è soprattutto iniquità perché questa vocazione “francescana” dello Stato, che spinge il pubblico ad indossare il giusto saio della spending review ma allo stesso tempo a cedere un pezzo del suo mantello al privato, si verifica proprio nel momento in cui i cittadini “normali” sono sottoposti a una tosatura micidiale, almeno sul fronte immobiliare.

Conviene ricordare un po’ di numeri. Mentre scuole e cliniche private non pagano, le famiglie già quest’anno tornano a pagare una Tasi che costerà in media 240 euro, contro i 267 euro medi della vecchia Imu in vigore fino al 2012. Tra quelle che hanno deliberato le nuove aliquote, dodici città capoluogo hanno imposto una Tasi più alta dell’Imu. Si va dai 468 euro a Torino ai 439 euro di Genova, dai 430 di Milano ai 410 di Roma. La confusione è totale. La Tasi, Comune per Comune, avrà almeno 8.092 applicazioni diverse e più di 75.000 combinazioni possibili. L’unica certezza è la stangata. Anche perché il gioco delle detrazioni è calcolato in proporzione alle rendite e tra non molto, con l’aggiornamento di un Catasto fermo agli anni Cinquanta, i valori degli immobili si moltiplicheranno in qualche caso fino a 800 volte. A quel punto il bagno di sangue fiscale sarà inevitabile. Il mattone, che un tempo era una sicurezza, torna ad essere una iattura. Ma resta un mistero della fede: perché questa Quaresima, che vale per tutti gli italiani, non debba valere per la solita Chiesa cattolica, apostolica, romana?