La modernità delle nuove partite Iva ma il legislatore se ne dimentica

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Dario Di Vico – Corriere della Sera

Senza voler minimamente sottovalutare le novità contenute nel Jobs Act e le discontinuità che mette in moto, va detto che ancora una volta il lavoro autonomo è rimasto fuori dalla porta. Culturalmente il legislatore resta sempre ancorato alla vecchia diarchia del Novecento imperniata sul rapporto imprenditori-dipendenti, la società moderna invece non sta ferma e cammina assai più velocemente.

Le ristrutturazioni industriali legate alla Grande Crisi hanno portato ad esternalizzare molti servizi, le filiere si sono allungate e le relazioni di fornitura ampliate. Professioni, come quella dei giornalisti, che una volta erano totalmente strutturate nel rapporto di dipendenza vedono ormai una crescita esponenziale dei freelance. Il tutto avviene tra mille difficoltà legate alla stasi del mercato interno, alla contrazione dei compensi e anche al ritardo dei pagamenti laddove il committente è la pubblica amministrazione. Aggiungo che il trend in direzione del lavoro autonomo lo si riscontra ormai anche nella ricerca della prima occupazione; si può stimare che un giovane su quattro invece di mettersi in fila nei centri per l’impiego il lavoro se lo inventa o nei settori più tradizionali (commercio e ristorazione) oppure dando vita alle start up. L’apertura di nuove partite Iva va avanti, nonostante tutto, al ritmo di 40-50 mila al mese.

Insomma il lavoro autonomo non è un residuo storico che un giorno o l’altro verrà spazzato via ma diventa una delle forme della modernità perché socializza il rischio e la responsabilizzazione in un’epoca in cui Pantalone non paga più. Ed è lampante che si tratta di un mercato del lavoro irregolare dove il coinvolgimento individuale non è minimamente paragonabile alle tutele presenti e future. Anzi si riscontra la beffa di contribuzioni previdenziali più alte rispetto ai dipendenti con una scarsissima probabilità di avere, al termine della carriera, pensioni dignitose. Allora quando la politica tira in ballo la sacrosanta esigenza di rimodernare lo Statuto dei lavoratori non può cadere vittima di una clamorosa amnesia e dimenticare gli indipendenti.