Si impenna la spesa pubblica: in un anno 25 miliardi in più

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Gian Maria De Francesco – Il Giornale

Monti, Letta e Renzi ha fatto flop. La spending review è stato un completo fallimento. È quanto certifica il centro studi di Unimpresa analizzando i dati della Banca d’Italia sul fabbisogno dello Stato nei primi cinque mesi del 2014. Se, infatti, ci si limita ai dati del Tesoro, si nota solamente il miglioramento dello sbilancio dei conti negli ultimi 12 mesi (il saldo era migliorato di 8 miliardi a maggio, valore ridottosi a un miliardo a giugno). Se, invece, si analizzano i dati di Bankitalia si nota un andamento alquanto preoccupante delle finanze pubbliche. Soprattutto perché Palazzo Koch analizza le voci “spesa corrente” senza tenere conto delle uscite degli enti territoriali (Comuni, Province, Regioni) né di quelle per gli interessi sul debito pubblico. La spesa dello Stato nel periodo gennaio-maggio 2014 si è pertanto attesta a 206,7 miliardi di euro, circa 25 miliardi in più (+13,6%) rispetto ai 181,9 miliardi dell’analogo periodo dell’anno scorso. A fronte di questo incremento delle uscite non ha fatto seguito un coerente incremento delle entrate, aumentate dello 0,1% a 157,8 miliardi.

Premesso che tra le rilevazioni di Bankitalia e quelle del Tesoro vi sono sempre delle discrepanze legate sia al ritardo fisiologico nel disporre di alcuni dati sia alle differenti metodologie utilizzate, non si può non restare sorpresi dall’andamento fuori controllo della spesa statale. Nel 2014, infatti, il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione non sembra aver fatto particolari passi in avanti. Il monitoraggio di via XX Settembre si è fermato alla fine dello scorso marzo, quindi è difficile pensare che i 22 miliardi stanziati per il 2014 siano stati già erogati (maggiori prelievi dai conti di tesoreria sono stati effettuati a giugno e, quindi, non computati in questa analisi). Analogamente, il bonus da 80 euro il cui costo è di circa 900 milioni al mese è partito alla fine di maggio, quindi la sua incidenza è minima. Tenuto conto che gli sgravi fiscali previsti dalla legge di Stabilità si iscrivono come minori entrate, ne consegue che quei 25 miliardi in più sono per la maggior parte spesa corrente.

Tra il 2012 e il 2013, prosegue Unimpresa, era già stata registrata una analoga situazione. L’anno scorso le uscite complessive dalle casse dello Stato sono state pari a 548,6 miliardi di euro, ben 38,5 miliardi in più (+7,56%) rispetto ai 510,09 miliardi totali del 2012. Nel 2013 le entrate tributarie sono state pari a 464,8 miliardi, in salita di 11,8 miliardi (+2,64%) rispetto ai 452,9 miliardi dell’anno precedente. L’aumento delle tasse, come si vede, non ha prodotto gli effetti sperati perché, con un’economia in contrazione, l’aumento della pressione fiscale non produce maggior gettito. Al contrario, lo Stato ha continuato a spendere e spandere.

Lecito, perciò, domandarsi che fine abbia fatto la spending review. Premesso che il lavoro di Carlo Cottarelli, iniziato a ottobre, sta giungendo solo ora a maturazione (primo step: sfoltire la giungle delle municipalizzate che costa 26 miliardi), c’è da registrare l’inefficacia dei governi Monti e Letta e la scarsa attenzione da parte del loro successore Matteo Renzi. Il presidente di Unimpresa Dario Longobardi però si scaglia contro Mister spending: «Il suo mandato è un bluff perché non ha portato a nessun risultato, mentre la politica del rigore è insufficiente: occorre abbassare la pressione fiscale sulle Pmi».