Matteo e quei sei milioni “buttati”

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Nicola Imberti – Il Tempo

Il documento è datato maggio 2012. Qualche settimana dopo, l’8 giugno, Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, avvierà l’iter per le primarie di coalizione. Solo a settembre Matteo Renzi, arrembante sindaco di Firenze, romperà gli indugi e ufficializzerà la propria candidatura.

Dopo mesi passati a «rottamare» ha deciso di giocarsi la sua grande occasione. Se vince sarà lui a guidare il centrosinistra alle elezioni Politiche del febbraio 2013. Renzi è lanciatissimo eppure a maggio il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato del ministero dell’Economia e delle Finanze (il titolare è ancora Mario Monti che a luglio passerà il timone a Vittorio Grilli ndr ), invia un documento che riguarda una «verifica amministrativo-contabile alla Provincia di Firenze».

Il periodo sotto esame è quello in cui Matteo governava, il quinquennio 2004-2009. E il quadro dipinto da via XX Settembre è tutt’altro che entusiasmante. Ci si sofferma, in particolare, sul ruolo giocato da Florence Multimedia, la società esterna nata nel 2005 per volere dello stesso Renzi che ha preso il posto dell’ufficio stampa della Provincia.

L’accusa è pesante. Secondo il ministero dal 2006 al 2009 «sono stati contrattualizzati, nella forma di contratto, convenzione, disciplinare di servizio, affidamenti al lordo per euro 9.213.644,69».

Nessun problema se non fosse che subito dopo si legge: «Ovviamente, non essendo stata prodotta alcuna evidenza documentale a supporto di quanto asserito, si può solo prendere atto». Insomma non ci sono documenti. Per questo la relazione sottolinea che «sarebbe interessante sapere quale grado di contezza abbia avuto l’Organo Consiliare di questi affidamenti “complementari” il cui importo, a ben vedere, triplica quello dei “Contratti di servizio base”».

Tradotto per i non addetti ai lavori il presidente-sindaco, forse all’insaputa dell’istituzione, avrebbe allegramente «buttato» 6 milioni di euro. Non certo una bazzecola. Per altro «ricondotta ad altre fattispecie piuttosto evanescenti (“integrazioni economiche di precedenti contratti” o “affidamenti con contestuale approvazione di un progetto contenente gli elementi essenziali della prestazione”)».

Non avete capito niente? Normale. Nemmeno gli ispettori del ministero. Proprio per questo invitavano a «fornire ulteriori elementi in ordine ai rilievi ancora da regolarizzare». La vicenda, infatti, era iniziata a dicembre del 2011. Ma a maggio restavano dei punti oscuri da chiarire.

Cosa sia successo poi non è dato sapere. C’è un processo avviato davanti alla Corte dei Conti, ma riguarda la nomina di quattro direttori generali (anche di questi si parlava nella relazione del maggio 2012). L’ipotesi è che si sia configurato un danno erariale e la prossima udienza è fissata per settembre.

Ma dei soldi alla Florence Multimedia nessuno ha più parlato. Nel frattempo il «rottamatore» ha perso le primarie del 2012, si è leccato le ferite, è tornato in pista per quelle del 2013, è diventato leader del Pd e poi, per via extraparlamentare, è arrivato a Palazzo Chigi. Un’ascesa fulminea su cui oggi si allunga l’ombra di quei 6 milioni. Il documento del ministero dell’Economia, infatti, dovrebbe essere parte integrante della denuncia che l’avvocato Carlo Taormina, difensore del dipendente comunale Alessandro Maiorano (il «nemico pubblico numero uno» di Renzi), sta preparando e presenterà nei prossimi giorni. L’obiettivo è capire perché quei soldi siano stati spesi e perché, nonostante la richiesta di chiarimenti, nulla si sia mosso. Chissà se stavolta le spiegazioni saranno più convincenti. E documentate.