Il piccone di Renzi e la verità dei fatti

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Guido Gentili – Il Sole 24 Ore

Il premier Matteo Renzi, vicino alla volata finale del semestre europeo a timone italiano che oggi ospita a Milano il vertice sul lavoro, s’affaccia sul curvone decisivo. Dove non può fare errori di guida sulla strada promessa del cambiamento. Riforma del lavoro, Legge di stabilità, confronto in Europa. Sono le tre emergenze che si incrociano sullo sfondo di una congiuntura europea in peggioramento, Germania compresa. E lo scontro tra la Bundesbank, contraria alle politiche innovative della Bce, e il Fondo Monetario, che sollecita la Bce in senso inverso, alimenta tensioni e incertezze. In ogni caso, l’Italia non può contare sulla sola ciambella monetaria per tirarsi fuori dai guai.

Renzi porta a Milano l’elenco delle riforme messe in campo in questi mesi, la ripresa del confronto con sindacati e imprese, l’approvazione in un ramo del Parlamento della delega per la riforma del mercato del lavoro. È un passaggio importante, che buca un muro di conservatorismi diffusi ed è possibile che la Cancelliera Angela Merkel metta sul piatto un incoraggiamento usando una parola che le è cara in questi frangenti: “impressionante”. Ma “impressionante” lo sarà davvero, nei fatti, se al momento-chiave della stesura dei decreti non ci saranno compromessi al ribasso, articolo 18 compreso. “Impressionante” sarà la manovra del governo se la Legge di stabilità abbasserà le tasse sul lavoro in modo percepibile e comprimerà le spese. “Impressionante” sarà il risultato se l’oggetto del desiderio dei governi, il Tfr, entrerà nelle tasche dei lavoratori senza procurare danni alle imprese medio-piccole.

Un muro bucato non è un muro crollato. Se usato bene, il piccone di Renzi, in Italia come in Europa, può molto. Ma non tutto. Perché i cambiamenti si misurano con i fatti e con i numeri, molti dei quali mancano oggi all’appello della ripresa. E perché l’economia reale si muoverà se ne saranno convinti i protagonisti, a partire da famiglie e imprese. Il loro sostegno è decisivo, e non c’entra la “concertazione”. Qui si tratta anzi di nuotare in mare aperto, ciascuno con le sue braccia e le sue idee, ma nella stessa direzione.