Con questi dati il 3% è un miraggio

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Paolo Baroni – La Stampa

E dunque quest’anno l’Italia sarà l’unico dei Grandi paesi ancora in recessione. La nostra economia secondo l’Ocse calerà di un altro 0,4% contro lo 0/-0,2% delle ultime stime aggiornate. E poco importa se tutta Eurolandia sia in affanno, comprese Francia e Germania (che però al contrario di noi avranno una crescita positiva), perché mai come in questa occasione il detto “mal comune mezzo gaudio” non vale.

L’Italia da sempre, a causa dei suoi ritardi cronici, quando le economie tirano cresce in media la metà degli altri paesi, mentre quando va male il paese perde il doppio degli altri. Scontiamo le mancate riforme, è vero (pubblica amministrazione, giustizia, lavoro: il solito elenco infinito…). Ma il male non sta tutto qui. Scontiamo pure la scarsità di risorse messe a disposizione dei piani di rilancio, imposta da anni di politiche rigoriste, e anni di scelte non molto felice e soprattutto di non scelte dei governi che si sono succeduti.

Ora il calo del Pil previsto per quest’anno, come pure per il prossimo, tende a rendere sempre più precaria e complicata la situazione.Perchè è chiaro che se il -0,4% previsto per il 2014 non fa contento nessuno (anche se poco alla volta dopo le ultime revisioni una ragione ce la stavamo facendo), oggi è il misero +0,1 previsto per il 2015 che deve preoccupare.

Per due ragioni. La prima: con questi dati, ammesso che quest’anno si riesca a tenere il deficit entro il tetto del 3%, il prossimo anno sarà davvero proibitivo. A meno che non si rinunci a qualche intervento, aggravando però ancora di più la situazione economica, oppure che si riesca ad affondare ancora di più la lama sulla spesa pubblica, con tagli veri, pesanti che vanno ben oltre la semplice revisione della spesa. Seconda: scordiamoci di veder scendere la disoccupazione, che certamente quest’anno toccherà nuovi livelli record e che se va bene riuscirà ad invertire in maniera significativa il trend almeno con un anno di ritardo. Ma l’Italia, e il governo, possono permettersi di aspettare il 2016?