La trattativa che mette “sotto scacco” l’euro

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Giuseppe Pennisi – IlSussidiario.net

La “tragedia greca” era basata sulle unità aristoteliche di tempo e di luogo; l’azione era molto rapida e anche l’intreccio più complesso (si pensi a Edipo Re di Sofocle) si dipanava in meno di novanta minuti. Lo stilema venne rotto, al di della Manica, dal teatro elisabettiano e in Francia da quella mirabile Illusion Comique di Corneille che restò un unicum ed è anche oggi è poco rappresentata.

Questi ricordi non possono non venire in mente se si segue l’estenuante ultimo negoziato tra Grecia e Unione europea. Si tratta, abbiamo detto su queste pagine, di un gioco plurimo a più livelli in cui tutti i partecipanti cercano di raggiungere simultaneamente un equilibrio tra “reputazione” con i loro partner e “popolarità” con i loro sostenitori interni. È un equilibrio di Nash (proprio quello del film A Beautfiful Mind di circa tre lustri fa), ossia un profilo di strategie (una per ciascun giocatore) rispetto al quale nessun giocatore ha interesse a essere l’unico a cambiare. Grazie a Nash sappiamo che se ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé, il risultato cui si giunge non è che la situazione ottimale di un giocatore sia ottimale anche per tutti gli altri (l’ottimo paretiano dei testi universitari di un tempo) e si abbia il volterriano “migliore dei mondi possibili”. Dato che nel suo schema non c’è una mano invisibile è possibile che, se ogni giocatore fa unicamente il proprio interesse personale, si giunga a un’allocazione inefficiente delle risorse.

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