Antitrust: le lobbies ostacolano la crescita

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Share on LinkedInEmail this to someone

Roberta Amoruso – Il Messaggero

Soltanto la concorrenza, quella basata sui meriti e non sulle rendite di posizione, può salvare la crescita. Ma va eliminato il nemico peggiore, mette subito in chiaro il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, presentando al Senato la relazione annuale dell’Authority: va «scardinato» quel capitalismo di relazione fondato su «alcuni grandi poteri economici», sui «rapporti privilegiati con gli apparati pubblici», sulle lobbies ma anche sulla protezione dai concorrenti, compresi quelli esteri. Pitruzzella ce l’ha con gli ex-monopolisti, con quei «privilegi» tutt’ora sanciti da norme di legge e da atti amministrativi e con quei meccanismi complessi che favoriscono «intrecci perversi tra pubblico e privato». Gli interessi dei «cacciatori di rendite» allargano le disuguaglianze e sono responsabili della crescita del debito pubblico e di pesanti «danni» all’economia, per il numero uno dell’Antitrust. Certo, «un cambiamento significativo è in atto», ammette Pitruzzella. Ma è inutile farsi «illusioni»: le politiche di stimolo fiscale non bastano, non funzionano «per uno Stato debitore». Soltanto riforme strutturali e liberalizzazioni possono spingere su competitività e crescita. E se poi ci sono dei costi sociali da pagare (questa è la principale critica) per la concorrenza, ci pensi un welfare migliore a tamponarli, dice a chiare lettere l’Antitrust. Che poi insiste ancora: energia, trasporti, servizi, comunicazioni elettroniche, commercio online e servizi finanziari sono i settori più controllati dai «poteri forti» e anche quelli con maggiori potenzialità di crescita. Nel dettaglio. il Garante della concorrenza e del mercato punta il dito sul capitalismo municipale che blocca la crescita delle utilities. Ecco perché è necessario un riordino «radicale» delle società pubbliche, con tanto di dismissioni da mettere in calendario o comunque con lo stop «al rinnovo degli affidamenti per le società che registrano perdite o forniscono beni e servizi a prezzi superiori a quelli di mercato». Nello stesso tempo, sembrano «maturi i tempi per inserire nell’agenda delle riforme la disciplina dei servizi pubblici locali». Il modello generale andrebbe «superato» con l’elaborazione «di discipline particolari adeguate alla natura dei diversi servizi, in modo da aprire spazi alla concorrenza in quegli ambiti in cui non trova giustificazione tecnica il mantenimento di diritti di esclusiva». Per il resto, Pitruzzella è convinto che sia arrivato il tempo di una riforma della legge sul conflitto di interessi ma anche del mercato della Rc auto, visto che «i prezzi pagati dai consumatori sono tra i più alti d’Europa». Sul fronte bancario, rescindere «i legami personali» tra diversi istituti rimane una missione. Ma va anche «rafforzata» la separazione tra Fondazione e banca conferitaria, estendendo il divieto di detenere partecipazioni di controllo in società bancarie anche ai casi in cui il controllo è esercitato, di fatto, congiuntamente ad altri azionisti. Un punto molto caro anche al governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Quanto alle Fondazioni, anche qui va introdotto il divieto di sedere in diversi cda degli stessi enti.

Al di fuori degli ambiti tradizionali di azione dell’Antitrust c’è poi un altro insidioso mondo sul quale la vigilanza non può mollare: l’e-commerce, dove si annidano nuove forme di «sfruttamento del consumatore». Internet, insomma, per l’Antitrust non può essere un Far West. Più in generale, però, l’apertura del mercato nazionale è «insufficiente», avverte l’Antitrust, se non inserita in un quadro europeo. Insomma, se l’Italia fa la sua parte l’Ue non può tirarsi indietro, dice Pitruzzella. Lo stesso che, non a caso, ha appena aperto un’istruttoria su Google, Apple, Amazon company.