Bene la stretta fiscale, ma occhio al pressing delle multinazionali

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Giuseppe Pennisi – Avvenire

Saremo sempre a giocare a “gatto e topo”, ossia a rincorrere chi ricorre continuamente a nuove astuzie – ci dice Pascal Saint-Amas che dirige il centro per la Politica e l’amministrazione tributaria dell’Ocse –  tuttavia oggi esistono autostrade non viottoli per evitare di pagare tasse e imposte. Il sistema tributario internazionale è obsoleto. Con questa intesa cominciamo a porre le basi per modernizzarlo». Un giudizio, quindi, equilibrato da chi da anni lavora per una migliore trasparenza in materia tributaria e per evitare scappatoie molto facili (come il transfer pricing, ossia la creazione di filiali, oppure di case madri più o meno fittizie, in Paesi a bassa tassazione).

L’accordo, raggiunto poco più di un mese fa in seno all’Ocse e ora sostenuto dal G20, prevede essenzialmente scambi di informazione e una più stretta collaborazione tra le autorità tributarie a tutti i livelli (da quello della formulazione delle politiche a quello della loro applicazione). È un passo importante perché per lustri si è tentato di giungere ad una formulazione che accontentasse i maggiori Stati della comunità internazionale. Lo stesso Segretario Generale dell’Ocse, Angel Gurrìa, afferma che «siamo solo a metà del cammino », anche perché, come documentato da una recente inchiesta sul New York Times, tutte la maggiori multinazionali (iniziando da quelle dell’economia digitale, come Google, Facebook, Astrazeneca) e le principali banche e assicurazioni hanno accentuato la campagna di pressioni sui governi e sui Parlamenti (che hanno il compito di tradurre l’accordo in leggi e regolamenti nazionali) per introdurre “misure di flessibilità”, ove non proprio per spalancare le finestre e consentire di continuare ad operare con le abitudini che hanno fatto la loro fortuna (riducendo il peso tributario sui loro conti).

«Non vedremo cambiamenti radicali nell’immediato», afferma Judith Freedman che dirige il centro di tassazione sulle imprese dell’Università di Oxford, aggiungendo che «senza questo passo non si sarebbe neanche potuto pensare a un percorso verso una maggiore equità e trasparenza tributaria internazionale». I governi che, in questi ultimi anni, si sono succeduti alla guida dell’Italia, sono sempre stati tra i sostenitori più coerenti dell’accordo. Tuttavia, uno dei maggiori specialisti in materia, Joel Slemrod, sorride nel dire che «si sono presi spesso in giro di soli» poiché i suoi studi sull’economia dell’evasione concludono che quanto più un sistema tributario è complicato e sempre in cambiamento tanto più è facile eludere ed evadere.