Per gli investitori esteri l’Italia è ancora il regno di burocrazia, tasse e giustizia malata

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Luciano Capone – Libero

L’Aibe, Associazione fra le banche estere in Italia, ha presentato la seconda edizione del suo indice che misura “l’attrattività dell’Italia presso gli investitori esteri”. I risultati non sono positivi, l’Italia viene superata dalla Spagna e fatta 100 l’attrattività dei primi della classe, gli Stati Uniti, l’indice per l’Italia si ferma a 38.

L’Aibe, attraverso un istituto specializzato come Ispo, ha posto una serie di domande ai vertici di grandi investitori internazionali 26 (multinazionali, private equity, investitori industriali) per misurare la loro percezione sull’attrattività del nostro “sistema paese”. Un’opinione molto rilevante per un paese che attrae pochi investimenti e che, vista la carenza di risorse interne, difficilmente potrà riprendersi senza l’arrivo di capitali esteri. L’indice ha segnato un leggero miglioramento rispetto alla rilevazione di sei mesi fa, ma la posizione relativa rispetto agli altri paesi è peggiorata. I miglioramenti derivano dalla maggiore stabilità del sistema politico e dalla percezione che qualcosa si sta muovendo sul fronte della riduzione del costo del lavoro e sulla flessibilità del mercato del lavoro. Nonostante i risultati degli stress test, che hanno segnalato la situazione critica di Mps e Carige, c’è molta fiducia nella solidità del sistema bancario, ma il vero punto di forza è l’elevata qualità delle risorse umane. I segnali positivi si fermano qui.

Per il resto, le criticità evidenziate dai potenziali investitori esteri sono le stesse che sono costretti ad affrontare gli investitori, i lavoratori e i cittadini italiani: eccessivo peso della burocrazia, poca chiarezza del sistema normativo, tempi della giustizia, eccessivo carico fiscale, incertezza sulle regole. Nonostante gli investitori guardino con favore alla maggiore stabilità politica garantita dal governo Renzi, non viene giudicata incisiva l’azione riformatrice: per il 54% l’Italia non è più attrattiva di 6 mesi fa e solo per una minoranza del 46% ha attuato una strategia per attrarre investimenti. La richiesta fatta al governo è quella di concentrarsi sulle riforme strutturali piuttosto che cercare un cambiamento delle politiche economiche europee. «Ciò che risulta inconcepibile agli occhi degli investitori esteri – sottolinea il presidente Aibe Guido Rosa – è la pessima abitudine di approvare norme fiscali retroattive, di decidere a novembre-dicembre di far pagare imposte a partire dal 1 gennaio». Un’abitudine anche di questo governo che ha aumentato retroattivamente l’Irap per il 2014.